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George
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Ultra


24 marzo 2004

Precisazione sul post-Parenti vittime pro Priebke

Questo commento di Jacobs,in calce al post sul parere favor rei espresso da uno dei parenti degli "ardeatini"a mezzo stampa,mi dà il destro,utile,per una rapidissima ,evidentemente dovuta,chiarificazione.

commento di jacobs il 24/3/2004, h 12:36

Io nn accetto questo speciosissimo terreno di discussione, carissimo George. Di certo vi saranno molti (i piú?) parenti delle vittime che sono contrari, e nn credo sia necessario - per decidere - convocarli a referendum...

E'terreno impraticabile anche per me,e credevo d'averlo esposto nettamente.Mi sono limitato,da perfido quale sono,a bilanciarlo,mediaticamente,con le solonate apparse a mezzo stampa da firme altisonanti,ogni riferimento alla Mafai è scontato,le quali hanno inteso incarnare,nel loro sdegno oserei dire metafisico(ossia al di là del proprio vissuto,portatori-trici del Dolore storico ed universale che non ammette ius,pietas,stato laico ma il Medioevo delle passioni erette a norma..),la voce degli stessi concretamente patenti.Morti e chi li piange...


Tutto qui.Cialtroneria a cialtroneria.Colore ,anzichè logos,a colore..Un pò più vivo il mio,ammetterai..


Il referendum ,da te preconizzato ,caro Jacobs,è proprio l'epilogo delle premesse ,Carrambiane,del Mafai sentire...


Ostellino ha scritto che la grazia,nell'accezione oramai diffusa ed acquisita(e quel che è peggio proprio dalle istituzioni,v.Capo dello Stato) ovvero extra ordinamentale,è inutile e va abolita.


Vado oltre.


La lettura in voga dell'istituto in esame è come un virus che potrebbe ,di fatto,inficiare l'intero,di parte in parte,ordito ordinamentale giuridico-sociale traviandone i formali principi per l'ennesima,ma -temo-ultima chè esiziale,Costituzione materiale ..


Ergo,letale e va estirpata.


 




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24 marzo 2004

Parenti vittime pro-Priebke

Toh,i parenti delle vittime esistono e si fan sentire,semmai in modo difforme dal preteso e dogmatico diniego recitato,loro conto,dalla sig.ra Mafai..


Su "Il Giornale"di oggi,a detta della rassegna stampa di Radio Radicale,c'è un'intervista rilasciata dalla figlia di uno degli uccisi alle Ardeatine,nella quale è espresso parere favorevole alla grazia nei confronti dell' "ufficiale tedesco".


Gioirei,nell'ottica del perdonismo extra legem di matrice confessionale,per il colpaccio d'indubbio e ,se permettete,superiore valore morale ed emotivo di siffatta esternazione rispetto ogni altra,seppur d' "autore"..


Ma ,coerentemente,me ne guardo bene.Ed ,infatti,non ne riporto il testo.


Rifiuto questo terreno,sì caro al bel vezzo italico di buttarla sul senso comune e politically correct conseguente, d'emozioni ,assoluzioni e "giudizi di Dio".


Mi accontento del diritto.Parcamente e a ciglio asciutto.


 


 




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18 marzo 2004

Nolte pro Priebke

Mr. Nolte,dalle mie parti per un seminario all'Istituto Italiano di studi filosofici,ha dichiarato in merito:


"Ho letto che è stato giudicato tre volte,con riaperture di processi seguite a proteste generali,e solo la terza volta condannato.


E'molto vecchio,se fu davvero colpevole c'è ancora un'occasione per essere generosi con lui".


Coerenti,semmai..E tanto basti per esser giusti.Altro che umanitari....


 



 




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9 marzo 2004

Priebkiana-Rossanda

Dopo Sofri,un altro insospettabile esponente del clero eretico e sgraziato dell'izquierda di pensiero,la sig.ra Rossanda,dalle colonne del quotidiano rosso y puro per eccellenza si pronuncia per la dottrina Bariloche.


Non è perfetto..ma quasi...Ottimo il ceffone ,davvero,umanitario ai neocriticoni italici,destati come per incanto nella storia moderna,della ecole Mitterand... 


Buona lettura


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Editoriale da Il Manifesto,07/03/04


Vendicare o punire
ROSSANA ROSSANDA


Il grido «in galera» è una passione nazionale. Stavolta si tratta di Erich Priebke che sulle Fosse Ardeatine non ha la responsabilità maggiore ne la minore ma al quale non è mai saltato in mente di sottrarsi all'ordine del massacro. E' stato finalmente condannato all'ergastolo per un crimine contro l'umanità, la sentenza è incancellabile come il delitto. Come da consuetudine gli sono stati concessi gli arresti domiciliari perché ha un'età molto avanzata. Ma li sta facendo in Italia, lontano dalla sola persona che gli resti, la moglie. Perché non consentirgli di finire la vita con lei in Argentina? Chiedendo a quel paese di mantenere le misure di sorveglianza specifiche dell'arresto domiciliare? Adriano Sofri ha scritto un pezzo molto giusto su quel che significa la carcerazione dei vecchi. La questione dovrebbe occupare non più che qualche funzionario dei due paesi.


Invece no. Si agita mezza Italia. I nostalgici del nazifascismo vogliono la grazia, che è un atto di clemenza politica che potrebbe suonare perdono non solo per il peccatore ma per il peccato; ed è questo che, in una fase di revisionismo dirompente, ad essi preme. La comunità ebraica romana indice la contromanifestazione. I no global, che avrebbero altro cui pensare, idem. Il questore le vieta tutte.Quante passioni mal riposte. Sembra che alla maggior parte degli antifascisti prema di più l'ingabbiamento fisico di un vecchio senza pietà e senza morale che non il quotidiano richiamo delle più alte istituzioni a riconciliarci con il passato nazifascista, in nome di un'uguaglianza politica e morale delle buone intenzioni, cose difficili da valutare e soprattutto del sopravvenuto pentimento, cosa ancora più difficile e un po' losca. La tendenza a dare una graffiata di brutto a chi passerebbe dalla difesa di Sofri a quella di Priebke, è dilagata anche nella sacra vignetta di ieri del nostro Vauro. Libero lui di disegnare, libera io di scrivere che mi pare una pessima vignetta.


In galera in galera è sempre stato il grido di un'opinione incerta e confusa, perciò vendicativa. Solo la galera unisce questo episodio a quello di Cesare Battisti, sul quale si è espresso ieri l'altro su Repubblica anche Mario Pirani, che sull'antifascismo ha idee chiarissime e le difende senza perdere un colpo. Perché lo turba tanto che un denominato Cesare Battisti, del quale non ricordo abbia seguito né le imprese né la latitanza né i processi in contumacia, non venga consegnato alle galere italiche? Si trova a Parigi. La Chambre d'accusatión, corte niente affatto facile, aveva esaminato a suo tempo i documenti d'accusa inviati dall'Italia, e non ha concesso l'estradizione perché si tratta di un imputato di delitto politico, basato soprattutto su prove indiziarie, e che ha condotto in Francia una vita esemplare. Tanto più che non lo consegnerebbe alla giustizia italiana, visto che un latitante condannato in contumacia in Italia non ha diritto a un nuovo processo: sarebbe consegnato immediatamente agli ergastoli emessi in sua assenza.E' il sistema mitterrandiano sbagliato, folle, criminogeno? Non credo che Pirani lo pensi. Conosce prove non indiziarie per la condanna del Battisti? Non credo. E' vero che chi si è sottratto al processo se la cava meglio di chi è rimasto in quella rete, ma persino Hobbes, che di assolutismo se ne intende, riconosce ad un imputato il diritto di fuga. Al posto di Pirani mi offuscherebbe di più che la legislazione mitterrandiana venga capovolta nel corso di un colloquio personale fra il ministro Castelli e il ministro Perben, e sulla base di quella legislazione antiterrorismo prodotta dagli Usa che sta dilagando nella distrazione generale in Europa. Perfino se fosse una pratica accettabile, gli anni di piombo in Italia non sono paragonabili ad Al Qaeda, né per natura né per la pericolosità. Pirani mi ha cortesemente ingiunto di dire la mia. Eccola: diamoci una calmata.
 
 




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7 marzo 2004

Priebkiana-Mafai

Miriam Mafai..ed è tutta retorica,conto terzi e presuntuosetta,che cola..Se questo è lo stato generale del laicismo,preferibile spedirli ,in massa ed in fretta,in padiglion pisani..



Mi permetto di spuntarla puntualmente.E me ne scuso anticipatamente.



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La Repubblica,06/03/04



IL COMMENTO
Quel diritto a non perdonare mai
di MIRIAM MAFAI



Siamo tutti un legno secco della storta pianta umana: Priebke che passa gli ultimi anni della sua vita nella casa romana del suo avvocato, Adriano Sofri che passa gli anni della sua maturità in una cella del carcere di Pisa, l'ignoto extracomunitario condannato per traffico di droga, la ragazza di Novi Ligure che ha ucciso la madre e il fratellino e che è stata condannata a non so quanti anni di carcere. Legni secchi della storta pianta umana. Ma nessuno, salvo Priebke, ha condotto al macello e macellato, con un colpo alla nuca, non so quanti giovani e meno giovani romani un giorno di marzo del lontano 1944.



Nichilismo puro..tutti male e bello gaudio..Populismo,a buon mercato chè l'extracomunitario icona lo ripresentano ad ogni ballo in maschera del loro mondano star nelle cose...Nessun assassino,salvo Caino..Possibile sia plausibile in un dibattito serio,fattuale,scialacquar Libri Cuore di pura astrazione lirico-demagogica ed aver anche pretesa di lucida solidità ?



Io non ho avuto né parenti né amici seppelliti in quel carnaio. Non sono dunque tra coloro che potrebbero o dovrebbero, secondo Adriano Sofri, perdonare quello che era allora un giovane ufficiale tedesco e che oggi è un novantenne condannato all'ergastolo, e consentirgli di tornare a casa sua, a Bariloce, dove lo aspetta una moglie altrettanto vecchia e malata. Ho visto anch'io i manifesti affissi sui muri di Roma nei quali i promotori di una manifestazione per la grazia a Priebke accostavano il suo nome a quello del detenuto di Pisa. Un accostamento osceno. Ma non riesco, per quanto onestamente mi sforzi, a condividere la posizione di Sofri, quando chiede alla comunità ebraica di Roma di perdonare l'ergastolano, o più precisamente , di "voltare le spalle e il viso alla scena nella quale si consumerà il tempo estremo di uno che si prestò ad essere un odioso nemico".



Assurdo..siamo alla transumananza in questa signora di cose ,eventi ed emozioni che non le son proprie d'esperienza ma d'immaginazione piccolo borghese.L'introiettazione filmica di cadaveri antichi come movente per legittimare lo scandalo dell'alma impossibilitata,non possumus,non possumus..Evidente non abbia capito cosa Sofri abbia chiesto ,in realtà,alla comunità.Ossia di prender atto definitivamente della non rispondenza tra soddisfazione morale infine ottenuta,data da un  atto,ingiusto,di tardivo riconoscimento di colpa nel soggetto e il fatto derivato.Tra colpa e pena.Clarissimo a mio avviso..ma evidentemente gioca tutto un retroterra ,pavloviano e inaccettabile,anche quando da un intellettuale ci si aspetterebbe ben altro slancio .Che non il qualunquistico va dove ti porta il cuor..



Non faccio nemmeno parte della comunità ebraica di Roma. E non credo che si debba chiedere a questa un atto di generosità o di comprensione. Anche perché tra le vittime delle Ardeatine non c'erano solo ebrei, ma anche ragazzi che, nati e cresciuti a Roma, non sapevano forse nemmeno dove fosse la sinagoga, e ufficiali del nostro esercito che, combattendo contro i tedeschi, pensavano di servire ancora il Re. 
A me sembra che nessuno di noi, dei sopravvissuti a quelle tragiche vicende, abbia il diritto di perdonare. Solo le vittime potrebbero , forse, farlo. Ma quelle non ci sono più. Sono state sepolte sotto la calce e il tufo di quella cava a pochi chilometri dal centro della nostra città. Ci sono reati, i delitti contro l'umanità, che non cadono mai in prescrizione. Tra poche settimane , il 20 aprile, sarà celebrato a La Spezia il processo contro gli autori della strage di S. Anna di Stazzema, dove nel maggio del 1944, centinaia di civili vennero trucidati, molti bruciati vivi con i lanciafiamme (non vennero risparmiati nemmeno i bambini, nemmeno le donne in stato interessante) da un gruppo di SS agli ordini di un certo sergente Sontag. Non credo si esprima in questi tardivi processi nessuna volontà di vendetta. Ma un desiderio di verità e di giustizia sì.



Siamo al pathos drammatico in acme ,sulfureetto a dir il vero.Neanche il diritto di perdonare,chè sol le vittime potrebbero.Perbacco..qui siamo oltre Ciampi,oltre la Grazia.Oltre il delirio narciso della scrivente,probabilmente..E continuo a chiedermi cosa centri questo bailamme di scomuniche e lembi infernali di maledizioni dall'oltretomba con la cultura laica del giornale che la ospita.Me lo chiedo anche dell'Unità,a dir il vero..(Jac,quelle premonizioni di fondamentalismo che ti dicevo..qui siamo all'abc dell'Illuminismo mal digerito..)



Ed io credo che questo desiderio di verità e di giustizia non possa, non debba, venir soverchiato dalla pur comprensibile umana pietà di cui si è fatto interprete e portatore Adriano Sofri, l'unico che può farlo con tanta sensibilità, intelligenza, e pudore. Io, lo confesso, non ci riesco. E, da legno secco della storta pianta umana di cui tutti siamo fatti, non credo che questo mio sentimento possa essere considerato alla stregua di una mancanza di umanità, quasi una colpa.



Soverchiare..come se le parole linde,chiare,veggenti d'un uomo immerso in una dimensione privata del dolore che netta,nitore inaspettato e crudamente umano possano davvero,non dico primeggiare,ma almeno restare per più di uno spot e una pisciata ferme e riconoscibili,nella loro essenza di verità semplice chè istintivamente antica,nella selva dei boati d'insicurezza che dal Colle in giù assordano l'Italia che trema per il suo buon cuore,bona fide antifascista dianzi l'ottuagenario Priebke.



Il nostro mondo è ancora oggi pieno di atrocità consumate a danno di vittime innocenti. Il fatto che tali atrocità vengano ancora commesse non ci esime dal ricercare e condannare i responsabili di quelle commesse nel passato. Al contrario. Se chiedo, sia pure invano, che Pinochet, ormai vecchio e gravemente malato, sia condannato per i suoi delitti, non vedo perché dovrei provare compassione per il vecchio nazista che è stato riconosciuto, e si è ammesso colpevole della strage delle Ardeatine.



Il parallelo con Pinochet è inquietante e anche buffo.La giustizia a comando,le aule di tribunale stanze di compensazione storiche delle anime belle.Non si ragiona più..al contrario si piange e si ride e si balla e si lincia.L'apoteosi del linciaggio.Piazzale Loreto spunta a tradimento sotto la coltre paurosa.



Per questo, a differenza di Sofri, ho condiviso la decisione di Walter Veltroni e del prefetto Serra di non concedere una piazza della nostra città a coloro che intendevano manifestare a favore della grazia per il vecchio e non pentito nazista.
Per questo ho apprezzato le parole pronunciate ieri sera dal presidente Ciampi che ancora una volta ha saputo interpretare i sentimenti della maggior parte di questo Paese, cui qualcuno vorrebbe impedire di ricordare il proprio passato, sottoponendolo ad una sorta di lobotomia in virtù della quale nessuno dovrebbe più essere in grado di distinguere le vittime dagli assassini.



Anche revisionisti...La storica,mediocre,Mafai chiude elogiando il principe degli ignavi..La grazia,riepilogo,allora..deve essere concessa dal Capo dello Stato interpretando il sentimento della maggioranza ,per via telepatica ovviamente o tramite la Mafai evidentemente,dopo il perdono delle vittime stesse.



Ergo:aboliamo questa perdita di tempo e irrispettosa aggressione alle memorie diffuse,nomata Grazia.Il colpo di.... 




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6 marzo 2004

Priebkiana-dibattito aggiornato

Aggiorniamo il dibattito sul blog.D'ora in poi eviterò di citare i post di riferimento,chè credo ormai ,al lettore attento,chiaro il discorso nella sua unitarietà.



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 commento di miele98     il 6/3/2004, h 10:56  
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Caro George, lasciamo da parte i Totò d'annata. Quel che mi stupisce è il tuo appello a una pietas che sia calibro d'equità, che nelle tue parole convive con un diritto visto (tuo malgrado) in maniera assai rigida. Lo strappo in avanti a me piacerebbe e anche molto. Ma credi sia intelligente cominciare da Priebke? O forse anche questa sarebbe una scelta simbolica? Parli dell'automa che agisce pena la morte. Chi aveva davanti nn aveva possibilità di scelta, lui sì. Tutti noi scegliamo, ogni giorno. E ne paghiamo i prezzi (alle volte anche delle nn scelte). Tu hai terminato il tuo primo intervento con "parola di ebreo", come a dire, se ve lo dico io... Ma, onestamente, me ne fotto del tuo credo, perché vorrei che Priebke fosse considerato un uomo come gli altri. Che paga i prezzi (tardivi) per le sue scelte. Non si tratta di vendetta, ma di semplice rispetto per una sentenza emessa dalla mia giustizia, nella quale ostinatamente continuo a credere. O forse, mi dici, avrei dovuto considerare giustizia la sua assoluzione?



Stupisce il tuo stupore,a mio avviso,semmai.E' proprio d'una giustizia "giusta",rispettosa di sè,oggettivante e spersonalizzata il più possibile il logico e legittimo diritto ad avocare quell'ineffabile,in fondo,e non scritto nella norma ma nel cuore,nel noumeno ordinamentale principio,valore,risorsa dell'equità.Di cui Grazia deve essere emanazione,altrimenti ROULETTE REGALE(ieri)-MEDIATICA(oggi).Hai inteso perfettamente sul Priebke simbolo.E'un'icona già adesso e di cosa ?Di giustizia ? Di compensazione ?No.Simboleggia ,di fondo,l'arbitrio possibile della maggioranza,ovvero del suo sentimento sul diritto scritto e non.E' questo ciò che lo rende viatico di erosione intellettuale della superiorità morale degli istituti democratici.Cambiamo le carte in tavola.Trasformiamo ,come atroce beffa delle intelligenze,questo simbolo del nichilismo in possibilità di messaggio universale.NOI SIAMO DIVERSI.NOI NON SIAMO COME LORO.Avrei capito se l'avessero impiccato nel 1948,il caldo odore di morte,l'odio..Ma adesso,considerando le vicende dal suo stanamento atipico e sopraggiunto nell'ormai dimenticanza di sue vestigia,non ha un solo senso plausibile.La chiusa del primo post,"Parola di ebreo",vale appunto come richiamo all'andare oltre.Non come accaparramento della questione in nome del taglione.Come esortazione a noi colpiti,noi sanguinanti,noi rastrellati a riaffermare il valore della nostra diversità.E,partendo dalle vittime più prossime,estendere il discorso ,sino a farlo proprio,alle coscienze democratiche tutte.Riguardo a chi,in guerra,abbia scelta e chi meno..permettimi d'esser oltremodo scettico sul possibile libero arbitrio in mors tua,vita mea.Esiste il diritto di guerra appositamente per questo motivo.E il perchè,a me,sembra persino ovvio.Vedi..io credo che sia addirittura offensivo penalizzare un uomo,extradiritto, perchè non ha avuto il coraggio di morire ,inutilmente tra l'altro chè l'avrebbero sostituito,al posto di altri uomini,a lui perfettamente estranei.Infatti l'obbedienza,nel diritto di ferinitas,è contemplata ad hoc come fatto dirimente.Rilevante e pacificamente acclarato..E' come se volessimo imputargli la sua storia di burocrate piccino,il suo esser stato nazista nell'Esercito del Reich,la mediocrità di virtù,lo scarso senso d'altrui.Carichiamo la Storia del Mondo,quel momento dell'Uomo sulla singolarità.E' scorretto,peggio..Diseducante per la nostra lucidità.Riguardo il rispetto della sentenza di cui parli,non ne ho.Alcuno.Il rito della giustizia umana può essere se conforme a ciò che è.Altrimenti è altro.Ma vicenda è conclusa.Se l'architettura ha veramente forza intrinseca d'autocorrezione,la Grazia può,nel suo ruolo e posto nel sistema di riequilibrio d'equitas,salvare il sistema nel suo momento di vita che è quello,infine,dinamico.   

 
 commento di jacobs    il 6/3/2004, h 12:56   
 link
Grazie dell'ottimo dibattito, George, questo è fare bene blogging. Detto questo: sono affascinato dal tuo "unilateralismo democratico", dal volere strappare a colpi di democrazia con qualunque illiberalesimo travestito. Continuo a pensare che la grazia, in questo caso, nn sia davvero indispensabile: a 90 anni Priebke non finirà più in carcere, i domiciliari gli sono assicurati. L'ordinamento, fisiologicamente, già prevede misura democraticamente umane: la grazia - indipendentemente da quanto io e te vorremmo - diverrebbe strumento di riscrittura pubblica dei codici storeografici, e un momento di uso pubblico e politico della Storia. In un paese maturo, quello che noi vogliamo costruire, io ci starei. Ora e qui, francamente, non so. Ancora grazie, Jac.



commento di jacobs    il 6/3/2004, h 15:11   134.76.167. 
POstato su questi temi.



Grazie a te,Jac,per l'ottimo intervento sul tuo blog.Segnalato nel mio post precedente.Invito tutti ad imitarmi nel salvarlo e conservarlo come buona e preziosa testimonianza di pensiero impavido e sfrontatamente asciutto.Ciò che,appunto,penso sia dovere della Ragione.



Capisco le tue remore perchè pessimismo di fondo me l'impone.Infatti non ho problemi ad ammettere pubblicamente d'esser consapevole di quanto sia inutile(chè probabilmente irricevibile in toto se non dannoso) tutto questo mio esternare.Ma è l'unica cosa che posso fare nella concezione "Strappi fonte di vita".Un pizzico di speranza a colori,tutta privata forse, in questa vicenda resa priva,ahimè,di sfumature..



Per ciò che concerne l'umanità nel trattamento ,sono sulla linea Sofri.Espulsione e ritorno a Bariloche dalla compagna.
 




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6 marzo 2004

Priebke-Consiglio di lettura

C'è un bellissimo articolo del sig.Jacobs in materia.Ne consiglio caldamente lettura.



Mi permetto di citare i passi che mi han più colpito:



"....del giudice si è voluto, con malafede a doppio taglio, fare uno storico: un altro lavoro, un altro metodo, altri obiettivi. E se questo vale per la condanna, tanto e di più vale per la grazia, strumento giuridico, non storeografico..".



Il resto lo trovate al link che segue.Ne vale davvero la pena



Di Priebke e Sofri,giustizia e vendetta




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6 marzo 2004

Priebkiana-dibattito allargato

Aggiorno il dibattito,in corso sul blog e sulla comunità Paperopoli.




Buona lettura




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Paperopoli




E' un pensiero non facile.Ma giusto.
Giuridicamente la sua condanna è un aborto.E l'esser ciechi vindici mina alla base la credibilità democratica di una parte.
E'un ottuagenario .Pietas ,al contrario loro..




Da: _____Nikita_____ Inviato: 03/03/2004 18.13
Ma se insiste che ha eseguito ordini....
Non ho spirito di vendetta, George. Ma di giustizia sì.
Per me rimanga dov'è.
Da: __ellesse__ Inviato: 03/03/2004 19.00
Concordo con Nikita. Priebke resti dov'è e continui a pagare per il crimine che ha commesso.
Ma quale vendetta? E' una questione di giustizia... Non si può macellare la gente e poi farla franca solo perchè si è ottuagenari. 
Da: fiorediserraMI Inviato: 03/03/2004 21.47
90 anni.... che cambiano?
Mi spiace, concordo con nikita e ellesse.
Da: ____Salomè____ Inviato: 03/03/2004 21.51
Concordo con Niki e Elle.
 
Il "caro" Priebke dopo la condanna ebbe gli arresti domiciliari per motivi di salute presso il suo avvocato.
Caso vuole che la domiciliazione sia nelle vicinanze di casa mia e per la precisione nello stesso stabile dove una coppia di colleghi abita.
Al di là di un cellulare dei carabinieri che sosta lì sotto non c'è altra sorveglianza.
Ogni tanto pare che il simpatico vecchietto venga visto presso qualche libreria di zona (alla faccia degli arresti domiciliari) e che sia dritto come un fuso...(alla faccia del vecchietto malconcio).
 
Da: __ellesse__ Inviato: 04/03/2004 17.46
La Giustizia, se davvero di Giustizia si tratta, presuppone che si paghi per il crimine commesso.
E non tiriamo fuori la storia della rappresaglia per quello che viene chiamato "attentato" a via Rasella (io piuttosto lo chiamerei "azione di guerra"): quello dei nazisti fu un atto barbaro e ignobile; vennero uccise 335 persone inermi, che nulla avevano a che fare con l'attentato: donne e uomini, vecchi e ragazzi, oppositori al regime di ogni tendenza politica, detenuti comuni, ebrei, militari italiani...
 Il 23 marzo saranno 60 anni dal massacro: quale occasione migliore per celebrare l'anniversario concedendo la grazia a uno dei carnefici, in nome del civilissimo revisionismo storico?
 
Da: George°°°§ Inviato: 05/03/2004 9.55
Luis..
Azione di guerra la si riconosce a cobelligeranti.Non è ammissibile definire le formazioni partigiane tali.Per diritto di guerra.
Sempre per il medesmo ,la rappresaglia è ammessa
Infatti nè Kappler nè Priebke furono processati per tutti i morti previsti a tavolino ,bensì soltanto per i 05 soprannumerari.Cinque persone che,a sprezzo dell'efficientismo tedesco,si trovavano dove non dovevano essere.Furono eliminati per evitare testimoni.E per questo surplus s'è imbastito,di fatto, il primo processo.Notansi nel 1948,in piena temperie di Norimberga.Non certo in un climax favorevole al revisionismo.La sentenza fu assolutoria.Delle vicende giudiziarie recenti,estradizione in poi,ho citato dossier.Credo sia eloquente.Una mostruosità..dall'estradizione per una fattispecie inesistente,chè irretroattiva,al mancato accoglimento di una sentenza assolutoria di una Corte italiana per motivi di ordine pubblico..
Chi sostiene sia doveroso graziare il geriatra non sta negando nulla.Sta soltanto riaffermando il primato della Ragione sulla barbarie.Non come loro ma melius.Se la democrazia non rispetta se stessa,di Priebke pronti a sfruttarne la cattiva coscienza fioriranno,prosperando sulle nostre passionaccie di ieri e oggi ...
 
Da: _____Nikita_____ Inviato: 05/03/2004 10.12
George, il fatto che i partigiani non fossero un esercito regolare e che Priebke sia stato giudicato solo per i 5 morti eccedenti il calcolo rappresaglia, può interessare il tribunale militarte, non il giudizio storico o morale e politico.
Quanto al fatto di civiltà: non l'abbiamo mica condannato a morte! Non mi sembra che questa giustizia possa qualificarsi come vendicativa.




Da: George°°°§ Inviato: 05/03/2004 13.06
Giustizia è anche commisurazione complessiva della pena.
Nessuno dei laici sostenitori della grazia pare stia negando nulla.
Ma diffido del giudizio morale sganciato dalla dinamica regolativa dei rapporti tra uomini eguali,vedi diritto.Il giudizio politico sulla storia ,poi,è da sempre sconsigliabile,specie se supporta strappi alla credibilità del sistema nella sua complessità.
Per un Priebke-eccezione v'è liberatoria per mille eccezioni,stupri di diritto e di principio.
Quello per cui la democrazia ,per funzionare nelle coscienze e non solo come inerte forma,deve essere e mostrarsi conforme nei propri atti a ciò di cui è intrisa.
Rispetto,tolleranza,giustizia.Il valore di pietas per cui un novantenne può tornarsene dalla moglie a casa sua,dopo lo strame abnorme di logica giuridica che abbiamo prodotto nella nostra foga del momento(lo stesso identico humus per cui Adriano Sofri & similia stanno in carcere,ossia il diritto interpretato e travisato ,anzichè applicato,per secondare l'irrazionalità),è presente nella civiltà umana da sempre.
E proprio la sinistra dovrebbe farsene carico,anzichè interpretare ,maluccio,la parte follaiuola solita.Di panza e viscere..
Quella piazza nei secoli ne ha fatte di belle.Contestarle a seconda di chi ne sia bersaglio è squalificante.Oltre che comodo.
Giustizia ,tra gli uomini,è rispetto del patto sociale.L'istituto di Grazia è,nel concatenato di contrappesi,l'ultima possibilità d'equità.E va adoperato appropriatamente ed impopolarmente se vogliamo dirci portatori di un messaggio di speranza nell'Uomo.Non v'è differenza tra le pseudodemocrazie di panza e i totalitarismi.Entrambe prosperano sulla Bestia.
Se continuiamo a tirar pietre contro chi lo fa a noi,siamo concorrenti dello stesso gioco.Tirarcene fuori e boicottare il determinismo del taglione è il minimum da fare per non aver rimpianti.
Guidare,educare el pueblo.Niki,lo sai bene chè lo hai rivendicato tu stessa.
Capisco che il soggetto ispiri truci pensieri.Ma in questo caso compensazione non ce n'è e il fatto che passi il concetto di rappresaglia di stato è cosa che avvantaggia proprio chi ama piegare il Logos ,statuito,di collettività ai propri conticini personali.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°




George




commento di jacobs    il 4/3/2004, h 15:56   in calce al post Priebkiana-dibattito  
Straordinario il livello delle risposte, in particolare l'ultima. NOn sbagli nulla, caro George. Ma si può, tutto questo, in questa Italia? Voglio dire: si può oggi, dopo che - mero esempio - le foibe son diventate, agli occhi dei più, come Auschwitz? Si può abradere la fatica di portare il passato prima di averlo mai portato? Possiamo, insomma, permetterci il lusso della total-democrazia, mentre qualcuno ne ignora ancora i rudimenti e la sua storia? Grazie, e five stars.
 
 
commento di omnibus     il 4/3/2004, h 17:27   213.156.52.  
 
inanzitutto grazie per la risposta george. ma "l'affascinante e dolorosissima responsabilità del rinsavimento", come la chiami tu non prende il via dalla concessione della grazia ad un uomo, che comunque ha scelto.

 
commento di George     il 4/3/2004, h 17:36 
 
Non sopravvalutare il coraggio di un automa che non ha scelta se non quella di morire anch'egli.Potremmo,dianzi il periglio,scoprirci ,chè già a freddo lo immaginiamo,meno degni di quella pietas che neghiamo si pervicacemente.
La strada del cattivo con i cattivi figlia cattivi esempi .Se esci dalla spirale,con atto di volontà e sacrificando una parte di te che grida come e più di quello che t'ha violato,potrai sentirti davvero diverso da loro.Altrimenti ne sei correo.Che tu lo voglia o meno.
 
commento di omnibus     il 4/3/2004, h 18:1    
hai ragione...quel grido dentro di me è più forte della volontà di sacrificarlo, capisci?! forse è qui che sbaglio, ma mi è impossibile giudicare razionalmente sul più giusto.
link  
 
commento di miele98     il 5/3/2004, h 9:52   
 
caro george, leggo solamente ora. le tue riflessioni nn fanno una piega e mi fanno venire voglia di andare di nuovo a immergermi in vecchi dati. resta un problema, a me poco chiaro (e che sarebbe irrimediabilmente poco chiaro all'opinione pubblica): perché graziarlo? qualche anno di fastidio per trecentoerotti morti, tutti probabilmente abbastanza innocenti. Nn mi interessa la verità della strumentalità degli eventi, nn se correlata alla parola giustizia. Io nn ho nulla da incarnare, mio caro. Ma se graziamo lui, avremmo molti altri da graziare.
  
 
commento di blogorrea     il 4/3/2004, h 15:59   a questo post Grazia per il sig.Priebke 
 
Un passo per volta, e un argomento alla volta. Primo, Flick prese un provvedimento giuridicamente assai discutibile, ma il processo a Priebke, a quanto mi consta, è stato del tutto equo e niente affatto controverso nelle sue conclusioni (nessun paragone con Sofri, dunque). Secondo, credo anch'io che la grazia sia un istituto di civiltà. E tuttavia, proprio perché di gesto di clemenza si tratta, non è né può essere un automatismo: non è un atto dovuto solo perché uno ha 90 anni. E francamente, non capisco per quale motivo Priebke debba essere graziato. Non perché fosse un nazista (anche un ex nazista può essere graziato), ma perché in quasi 60 anni non ha fatto un solo passo in avanti e non ha elaborato nulla. Questo, per me, è il discrimine. Bene che se ne parli, comunque. Ciao




Colgo l'occasione per rispondere succintamente agli interventi sopravvenuti sul blog.




A Jacobs che mi e si chiede se sia il caso di operare uno strappo così in avanti quando il connettivo è talmente indietro,ti e mi chiedo se e quando l'opportunità pedagogica non diventerà ,come dovrebbe,una urgenza.Non ho grandi aspettative..ma sento e stimo si sia alla vigilia di nuove barbarie fondamentaliste.E prioritario scompaginare gli schemi rimettendo in prius il valore benefico e salvifico della Ragione.Che non è buonismo.Nè palingenesimo.Temo l'inerzia,non gli strappi.Che ,anzi,sono auspicabili se si vuol esser sicuri della validità,forza dell'insieme.




A Miele:




"qualche anno di fastidio",spiace,ha la stessa supponenza cinica del "cosa sono mosche per Gran Reich" d'un Totò d'annata..Non si può essere giusti,reclamare moralmente l'abominevole figura e poi fare a pezzi l'humanitas di cui s'è ammantati.Ecco la necessità,logica prima di tutto,d'esser carne all'omnia mundi..Avremmo molti altri da graziare ? Facciamolo.Per tutti.




A Logorrea:




Il "processo"Priebke equo ?Credo che,date le premesse,sia stata una mera esecuzione.Senza molto onore..esattamente come sparare ad un uomo fermo e tenuto fermo.Significativa la constatazione che non sarebbe mai dovuto celebrarsi e che nel 1948,in piena aura vindice ,un procedimento giudiziario s'era chiuso con ben altro esito.Nonchè il mancato rispetto d'una libera sentenza d'una libera corte italiana a furor di pueblo,niente attenuanti come per prassi.Come per prassi ,infierire su di un novantenne  negandogli clemenza chè subornandola al perdono dei famigli delle vittime..Traggo il destro per chiarire cosa sia,credo non illegittimamente,la natura ,la funzione,il senso dell'istituto della Grazia.Se fosse ,come il buon e sempre politico Ciampi ha affermato forte del consenso mediatico a colpi di Shoah strumentalizzata ancora una volta,mera espressione di Perdonismo fuori ordinamento,di carattere religioso come da confessionale della coscienza rea dianzi i confessori lesi,tanto varrebbe eliminarla.Dannosa oltrechè pleonastica.In uno Stato laico è,invece,contrappeso d'equità.E presupporrebbe ben altre,alte,collegiali e asettiche competenze che non un Capo dello Stato garante impropriamente del nostro malaticcio bipartisan dell'illegittimazione reciproca.Rientrerebbe così a pieno titolo nel contenitore civiltà,anzichè affidarla ,perdendola,all'arbitrio emotivo,temporale.Certezza del diritto lo esige e da ogni suo troncone.Tralasciando l'aspetto garantista e giuridico,la pietas umana fa caposaldo della convivenza umana da sempre.Grazia istituto di civiltà,clemenza è anche dovuta per un novantenne.Che non abbia elaborato nulla,è affar di coscienza singola.Non nostra,chè collettiva.Non compete ad uomo assolvere altro e pari uomo al di fuori del patto sociale.
 




permalink | inviato da il 6/3/2004 alle 0:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


5 marzo 2004

Priebke-Il prototipo del laico definitivo

Il prototipo del laico definitivo




 




Ebbene si.




Immodestamente me l’aspettavo…




L’auspicavo..




Anche se è uno sdoganamento per pavidi o per pigri che sol all’anticaglia nazi avean attribuito praticabilità delle cose. Innominabili et per male....




Quando la sofferenza acuisce l’intelligenza accoppiandola e arricchendola con la primigenia humanitas d’Uomo nell’appercezione del sè gabbia sfregiante d’una pacata ,meno brillante forse ma fermamente più nitida,fenditura d’Altro.




Coraggio puro,pur nelle timidezze,pur nello schivo.Tutto di pietas,un fine stiletto sfrondato di retorica e pregno di diversità,inusuale,nell'odor di gregge.




Ecco a voi,nel solitario dei giganti,le parole del sig.Sofri.




Niente per lui,grazia,sostanziata, pel Caino.




Ad Abele la ricompensa dell’immortalità.




Ps







La risposta di Ciampi sulla conditio ostativa al riconoscimento esser perdono…dà esatta misura di quanto sia distante la decenza.E come arbitrio sia sicura ,chè vile,casetta,forma del perbene che non sa nè vuole.




 




La Repubblica,05/03/04




Adriano Sofri




Il caso




Lasciate che Priebke torni a casa sua




 




Un paio di giorni fa ,mentre aspettavo il mio turno di una banale incombenza medica,ho assistito a una liberazione.Un detenuto anziano ,grande e pesante ,nel pigiama triste dei ricoverati….




Un uomo dal tristo pigiama d’ordinanza e dalla diagnosi infausta che venga liberato,e cada in ginocchio;non occorre sapere chi sia ,né chi sia stato per sentirsene-non dirò fratelli,ma qualcosa di meno e di più,simili,fatti dello stesso legno secco.




Questa comunanza è una cosa che ci sfugge ,fino a che una disgrazia non ci precipiti in una prossimità che abbiamo fatto tanto per sventare,frequentando buone scuole,abitando in buoni quartieri,facendo buone carriere.Un accidente,che ci faccia finire vicini a uno sconosciuto-chissà chi è,chissà chi siamo-in una sala di rianimazione,in un disastro stradale,in una cella di galera.Bene,è durato abbastanza ,il preambolo.Ieri..Roma è stata tappezzata di manifesti coi nomi mio e di Priebke,affissi dal promotore di una manifestazione per la grazia al vecchio signore tedesco.




Non è neanche un accostamento:è la contrapposizione di un mio presunto privilegio alla persecuzione di Priebke.Bene,è di questo che parlerò,di Priebke e di me.Vedete quante volte lo riscrivo,lui e me,uno accanto all’altro.Non che mi sia abituato:non ci si abitua mai del tutto.




La prima volta fu tanti anni fa,fu il procuratore Borrelli a evocare il paragone,parlando del tempo che passa.Non voglio usurpare una forza che non ho..Lo stesso legno secco.Se voi non lo sapete vi auguro di saperlo il più tardi possibile.Qaulche tempo fa Guido Cernetti ha scritto cose gentili sul mio conto e le ha concluse auspicando che usassi della mia voce per chiedere clemenza per Priebke.Non so se fosse un pensiero ragionevole,io ci rimasi male perché avevo scritto più volte,e da molti anni ormai,le cose cui Ceronetti m’invitava .Lo rifaccio,benché immagini facilmente ce qualche persona perbene ,misurandomi sul proprio metro,mi addebiti un interesse privato:al diavolo.




La domanda-così ne scrissi alcuni anni fa,su queste pagine-era ed è rimasta questa:perché non mandiamo questo vecchissimo uomo,che abbiamo stanato in Patagonia e portato qui e condannato,a morire accanto alla sua vecchia donna a quel paese ?A questa domanda alcuni pochi avevano risposto presto con nettezza:fra quelli che ricordo,Anna Maria Ortese,su questo giornale –che prima di morire arrivò ad evocare il nome di “agnello”,per lei supremo ,a proposito della sorte di quel vecchio.




Io avevo allora,e la conservo,l’opinione espressa nitidamente da Tullia Zevi,responsabile allora della Comunità ebraica:noi,disse,teniamo al principio d’imperscrittibilità dei crimini di guerra nazisti ,dunque al processo e alla condanna all’ergastolo;non teniamo a che il condannato resti in galera e ci muoia.




In Ortese e Cernetti c’era una dichiarata compassione per una persona così distante dalla stagione di orrore che lo aveva trascinato.




Nella Zevi c’era ripudio per lo spirito vendicativo,un disinteresse per l’espiazione personale così tardiva e superflua.Superflua per tutti ,se non per l’eventuale attaccamento dei prossimi delle vittime  al surrogato estremo e infimo di risarcimento procurato dalla sofferenza dell’antico criminale.Posizioni tutte altamente rispettabili-anche l’ultima ,forse più di tutte rispettabile e amabile,anche quando se ne dissenta.




C’è poi,ma sembra non esserci,”la giustizia”.Anzi più francamente non c’è.In questo caso specialmente,essa era stata dal principio soppresso dal peso d’una responsabilità storica e umana.




L’andamento del processo mostrò che ne era rimasta soverchiata.Una giustizia assoluta,cioè sciolta dai condizionamenti,avrebbe condannato Priebke e l’avrebbe rimandato a casa un minuto dopo.Una giustizia relativa nel senso dei precedenti e delle comparazioni l’avrebbe variamente prescritto.Una giustizia relativa,nel senso dei condizionamenti politici e di opinione l’avrebbe condannato e assicurato alla galera:è quello che è rocambolescamente successo,alla fine,a furor di popolo.




Solidarizzai con quel furor di popolo,ma sapendo che violava un principio.L’ultima sentenza contro Priebke raddrizzava ,piegandola dalla parte opposta,la sentenza storta precedente.I principii sono inderogabili,e questo è a sua volta un principio:ma non significa che ciascuno di noi non si rassegni per una volta a una deroga,o addirittura non se la auguri.Purchè non si faccia passare la deroga per un’osservanza del principio.Oppure ci può essere un conflitto fra due principii,magari appartenenti a codici diversi.Un minuto dopo la sentenza ,sarei stato sollevato se Priebke fosse stato rimandato a casa sua.Non ha alcuna importanza,ai miei occhi,che uomo sia oggi,quali pensieri esprima o taccia sul suo passato,quali condoglianze o perdoni accetti o rifiuti di pronunciare.Riguarda lui.Forse riguarda i parenti delle vittime,ammesso che diano peso a ciò che lui dice o tace:non so.Per me non ha alcuna importanza.




Non importa niente che uomo sia,ma che sia un uomo:un vecchio uomo innocuo e superfluo per chiunque,se non per la propria vecchia donna e per sé.Nessun calcolo politico,storico,giudiziario è più pertinente ,se non la constatazione della protratta e provvisoria e imbarazzante esistenza in vita di un uomo.Così pensavo ,anni fa ormai.




Non ho mai cambiato quella opinione e,caso mai,il tanto tempo che è trascorso l’ha rafforzata.Sono venute da me le persone impegnate alla difesa e al sostegno a Priebke,mi hanno annoverato tra i destinatari di iniziative pubbliche-libri,memoriali,cassette..Non ho letto i libri,non ho guardato le cassette.Non mi sembravano importanti per il punto in questione.Nella sua lettera al Tribunale che lo giudicava ,Priebke evocò l’atomica di Hiroshima,il bombardamento di Dresda,le fosse di Katyn: quel repertorio d’orrori bastavano ad assolvere Priebke agli occhi di Priebke per una bagattella come le Fosse Ardeatine.Il vecchio nazista non farà più a meno di questo modo di pensare.Ma che cosa pensiamo del suo destino futuro non può avere niente a che fare con lui,la sua faccia,le sue parole pubbliche,i suoi sentimenti segreti.E’affare nostro.Lui aveva 33 anni alle Fosse Ardeatine,ha ora novantadue anni,e quasi altrettanti ne ha la sua moglie malata.




Non si tratta di sapere come e dove vivranno,ma dove e come moriranno.Se vogliamo che la notizia ,sempre più imminente,ci dica che è morto in un arresto domiciliare romano,o in una casa lontana sua e della sua donna.




Nel primo caso,pochi ne proveranno gioia,e sarà comunque amara,molti ne proveranno solo un disagio,a tanti non importerà niente.Io preferisco che se ne sia già andato,che muoia a casa sua.Che qualcuno gli abbia detto ,a quel suo viso impietrito:”Se ne va a casa ! “.




Le persone della comunità ebraica romana scusino la mia indiscrezione ,ma mi piacerebbe tanto che fossero loro a dire che non è questo che sta loro a cuore.Il titolo di ergastolano e il luogo nel quale Priebke lasci questo mondo.E benché il perdono sia un sentimento e un gesto meraviglioso,non è neanche del perdono che si tratta qui,ma di voltare le spalle e il viso alla scena nella quale si consumerà il tempo estremo di uno che si prestò ad essere un odioso nemico.




Anche di Walter Veltroni sono amico abbastanza da dirgli che una manifestazione in favore di Priebke ,qualunque ignobiltà possa esservi inalberata-per es.un manifesto col suo nome e il mio-merita un’alzata di spalle,non una mobilitazione per impedirla.Non sarà una vergognosa giustificazione del militare che obbedisce agli ordini a procurare o inibire una misura di umanità nei confronti dell’antico nazista.Nè consolante che anche su questo si riproduca la fedeltà dei partiti alla propria geografia e demagogia,magari quella geografia riaggiustata per la quale la sinistra dà per imprescrittibile una persona e non un reato,e la destra la scavalca in intransigenza ,perché così vogliono i tempi.




Si chiede la grazia per Priebke:non so né se sia giusto , né se sia saggio.




Penso però che anche fuori dalla grazia uno Stato abbia risorse legali per trasformare degli arresti domiciliari in Italia per ragioni d’età e salute in un’espulsione a un quartiere di Bariloche.




Cambierà di poco la pagina di giornale che racconti la morte di un decrepito,un legno secco della storta pianta umana.




Quanto a me e all’imprevista oscena confidenza che si è andata stabilendo fra quell’uomo e me ,io sto dalla parte in cui tanto accanito concorso ha voluto mettermi,contraffacendo la parte che mi ero io stesso scelto,nei miei momenti più generosi-degli ultimi,vogliamo dire,dei dannati ?




Dapprincipio si prova un ribrezzo,a volte una solitudine greve,poi ci si abitua,benché non del tutto.




E ,alla fine ,anche potendo scegliere,non si tornerebbe più dall’altra parte.




 




 




 




permalink | inviato da il 5/3/2004 alle 23:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 marzo 2004

Priebkiana-dibattito

Passo a rispondere,ringraziandone gli autori,agli interventi in calce al post -Grazia per il sig.Priebke-



°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°



 commento di omnibus   il 3/3/2004, h 18:9



 ma siamo tutti impazziti???
 



No.L'impazzimento semmai è dietro le nostre spalle.Abbiamo dianzi l'affascinante e dolorosissima responsabilità del rinsavimento.



 



commento di jacobs    il 3/3/2004, h 18:13   

Vendetta. Giustizia. Parole difficili, incompatibilissime, credo. Dove finisce una, dove inizia l'altra? Della grazia a Priebke si può anche parlare. Ma prima graziamo Sofri, prima. E poi, vedi, i guai sono anche altri: Taormina presiede la richiesta. Perchè è il suo avvocato: e dai processi penali ci si difende, secondo il Taormina. Da loro, non al loro interno. Perversione della giustizia, servita un ex-sottosegretario. Parola di un giurista (io) e di un uomo (sempre io). Attento al "parola di un ebreo"... li abbiamo già sentiti dire: "lo dice anche un mio amico ebreo".... Detto questo, felice di poterne parlare seriamente con te. Jac.

Parole da far tremare le vene.E che al contempo obbligano a tener ben fermo lor contenuto..Da laico integerrimo hai colto l'anima callida e tutta al presente di quella che può sembrare una mera ,congelata provocazione intellettuale destinata a cadere nel vuoto dei tanti riflessi emotivi ,strumentali di fatto alle molteplici  azioni d'intelligence ..Pro voti(Taormina & nazi) e no Sofri(An certo non se ne dispiace dell'abbraccio mortale nell'imago popolare),tra le quali.Il casus di questo geriatra ariano è il momento in cui abbracciare ,per noi che vogliamo un Paese dei diritti pieni,la vergogna e mondarsene per poter,a pieno titolo,tracimare questa mezza democrazia dei tanti se e ma.Del giolittiano humus di lex dal variabile tono interpretativo.Rigore col Nemico e lindore dell'Amico.Non è semplice,non è facile e non è neanche bello.
 
 



commento di SpOOn^Man il 3/3/2004, h 18:2



Gli assassini, specie se nazisti, devono MARCIRE in galera. A 20-30-40-50-60-70-80-90-100 anni.
Chiedi a chi è morto se gli darebbe la grazia; o più semplicemente chiedilo a chi è stato in un campo di concentramento.
Non è un affare che riguarda solo gli ebrei e Priebke: è una cosa che riguarda l'umanità. Ed in quanto essere umano il nazismo, anche se nella forma di un novantenne, non può e non deve essere perdonato.

Chiedere Giustizia ,ovvero il riconoscimento di diritti,ad una delle parti in causa è esattamente Ingiustizia.



La Pietas è un valore laico,da sempre presente negli ordinamenti dell'Uomo.Perchè espressione alta del superamento di ferinità.
 
 



commento di miele98  il 3/3/2004, h 19:25 



ringrazio spoon man per aver sottolineato come la questione sia problema generale, e non di una parte (quella lesa). perché lesi potremmo, prima o poi, esserlo tutti. Poi mi tolgo tanto di cappello, george. Ma qui nn si tratta di vendetta. Si tratterebbe di giustizia. E, naturalmente, è assai stimolante parlarne, difronte a un paradosso del genere...
link



A prescindere,sempre che sia possibile farlo,da una giustizia sganciata dal momento regolativo statuale,che tipo di risarcimento è,per le vittime,tenere un novantenne nei giardinetti romani ,lontano dalla moglie e possibile icona ?Pericolosità sociale ben strana quella del Priebke...Un signore che ha vissuto per decenni in Argentina,terra battuta per filo e segno dai cacciatori di nazi-teste,con la sua identità originaria ed inalterata,personaggio anche in vista della comunità tedesca,segnalato ufficialmente dal Mossad(che non scherza,mai)nel 1989 e lasciato libero da qualsiasi fastidio sino allo stanamento ..mediatico da parte di un mezzo tycoon ben più tardi.Chi l'ha rivoluto in Italia ?Berlusconi per compensare la presenza di An al governo sullo scacchiere interno..Suvvia,non facciamo finta di creder davvero d'esser Tribunale di Provvidenza in historia,dispensatori munifici e preziosi del Bene .Omnia munda mundis:graziamolo e incarniamolo.    
 



commento di Fresier    il 4/3/2004, h 10:18   
Lasciando da parte le considerazioni su Priebke, dovremmo fare attenzione all'impatto mediatico che ne deriva. Il no al nazismo deve essere chiaro, netto, nessuna breccia, nessuna patente, nessun rilancio. Dietro questa richiesta, si annida un mondo sommerso, che non aspetta altro di venire alla ribalta.



Si,Fresier.Innegabile..ma la colpa è nostra.Noi,sinistra moderna,laica,liberale,spretata et similia dobbiamo bruciare i buchi neri della democrazia facendo nostre le battaglie di tenuta del sistema.Altrimenti il revanscismo antidemocratico ,che allignerà sempre senz'illusioni,erutterà di consensi facili e "accettabili"(dal singolo proprio in virtù del benestare esclusivista di massa al nominalismo della medesima,quale esiste)nella società entertainment odierna.Dove il massimo tempo concesso alla riflessione è quello dello spot.Null'altro.



 



 




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