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George
Blog per..male


Socrate libero


17 giugno 2004

Via,via la polizia..

Ringrazio Zanna per la solidarietà,vicenda Msn censoria conto terzi,e per questo.

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http://www.wittgenstein.it/post/20040608_53305.html
08 giugno

Cara Sabina Guzzanti
“Cara Sabina Guzzanti, ho dunque appreso, pressoché per caso, che col passare degli anni - moltissimi anni - ti sei formata un’opinione negativa sul mio conto, al punto di dedicarle un paragrafo del tuo spettacolo. Se fossi libero, verrei a teatro e ti interromperei, chiedendoti conto, non dell’opinione, ma degli strafalcioni coi quali la sostieni, coincidenti con quelli cari a Marco Travaglio, persona ai miei occhi repellente e vile, già fautore nei miei confronti di agguati, dai quali dovrei guardarmi “strisciando lungo i muri”: non so se anche quell’antico testo, del quale Travaglio si è dichiarato ancora poco fa fiero, sia entrato nel tuo copione. Siccome poi tu hai accolto il più volgare e mellifluo degli argomenti a mio carico, che contrappone la mobilitazione privilegiata di cui godo (con quali risultati, è evidente) all’indifferenza o peggio verso i detenuti anonimi, ti interromperei non per chiederti notizia del tuo impegno su carceri e carcerati oscuri, che è affar tuo, né per informarti del mio impegno su carceri e carcerati, prima volontario, poi obbligato, e durato una lunga vita, bensì per suggerirti la lettura di decine di scritti del tuo soggettista Travaglio ribollenti di disprezzo per i detenuti, di sarcasmo verso la licenziosità del sistema penale e penitenziario italiano, di scandalo per l’eventualità di qualsiasi misura di clemenza. Anche lì, contraffacendo dati di fatto e verità. Naturalmente mi dispiace di tutto ciò, perchè avevo chissà perché equivocato il tono delle nostre eventuali conversazioni passate e future. Se uscissi, verrei a interromperti dalla platea. E’ improbabile che succeda: peccato. Mi accontento intanto della piccola posta, e ti saluto. Adriano Sofri”
Il Foglio

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Attenti alla ragazza terribile..Questa,quando cambierà cavallo-e lo farà come il padre-,non ci farà ridere più..

Travaglio è un corpo estraneo alla sinistra.Come Di Pietro.

Fuori gli sbirri dalla sinistra !!!!<




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26 marzo 2004

Ciampi avvalora una prassi contra legem


-Ciampi avvalora una prassi contra legem-


L’ "emerito" Presidente emerito della Corte Costituzionale,prof.Casavola,in una recente intervista radiofonica rilasciata a Radio Radicale,in materia di Grazia,ha vigorosamente affermato che:



  • La natura duale del potere medesmo,una sorta di joint venture Presidente della Repubblica-Guardasigilli,sostenuta dal Ministro Castelli non deriva dall’interpretazione del testo Costituzionale bensì dalla ,tecnicamente cosiddetta, prassi duumvirale affermatasi nel nostro ordinamento in mancanza di sostanziale difformità tra gli orientamenti istituzionali.Una consuetudine di "pace",insomma..del tutto ,giuridicamente,incapace di dirimere assolutamente eventuali casus belli,come nel caso Sofri.Dove,ricordiamolo,il Presidente del Consiglio e lo stesso Capo dello Stato si sono ripetutamente pronunciati per l’assenso,incontrando il veto ostativo,tutto politico,del Ministro di Grazia e Giustizia.

  • Tale prassi "contra legem",chè inibente l’esercizio legittimo ad un organo costituzionale(Presidente Rep.)di un proprio potere sovrano,è destinata,nell’acquiescenza di Ciampi,vieppiù a rafforzarsi.L’illegalità costituzionale in atto ,quindi,varrà non soltanto ad personam per il singolo affaire del "prigioniero di Pisa"ma,soprattutto,erga omnes costituendosi legittima e legittimata fonte normativa.L’abuso eretto a norma…

  • Due le soluzioni possibili:


  1. Un’interpretazione presidenziale autonoma,che rinnovi ,rilanciandolo, il testo costituzionale nella sua attuazione,coadiuvata dal Consiglio dei Ministri controfirmante,alla cui collegialità il Guardasigilli non può sottrarsi.

  2. Delegare la lettura autentica e vincolante del dettato in materia alla Corte Costituzionale adendola in sede di conflitto d’attribuzione.Attore,ovviamente,proprio il Capo dello Stato.

Uno scatto di reni,quindi..di coraggio istituzionale e al diavolo bipartisanismi vari che,ab origine,lo legano.


Altrimenti,sig.Ciampi,poche chiacchiere..lei è complice.

 

 




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18 marzo 2004

A Bocca aperta..

Poteva fare meglio,e si vede che non è ferratissimo in materia..Non un sofriano di ferro,per intenderci..però va bene così.Deboluccio,e tutto in grisaglia partigiana,mediocre ma leggibile.

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IL COMMENTO
Il voltafaccia su Sofri
di GIORGIO BOCCA

NON ci sarà grazia per Sofri. La Camera ha bocciato la proposta estrema del verde Boato che dava la possibilità al capo dello Stato di concedere la grazia senza passare per il Guardasigilli. Il risultato è stato accolto da un lungo applauso a Montecitorio. E' la Casa delle libertà che festeggia la privazione della libertà di un cittadino in alcuni processi condannato ma in altri assolto, come mandante d'un omicidio politico di 25 anni fa. Quell'applauso fa cadere come un castello di carte tutti gli impegni, le promesse, le dichiarazioni di buona volontà che tanti deputati di Forza Italia avevano espresso nei giorni scorsi: alla resa dei conti solo 8 di loro non hanno boicottato la legge Boato.

Quell'applauso rappresenta una sonora smentita a Silvio Berlusconi dalla sua maggioranza: convinto da Giuliano Ferrara, il premier aveva dichiarato pubblicamente sul Foglio di essere favorevole alla grazia. Si vede ora quanto avesse a cuore una soluzione per Sofri, e quanto abbia lavorato davvero per averla.

Le dichiarazioni dei giustizialisti della destra si segnalano per un cinismo da legulei che ignora la sorte di un uomo che in un quarto di secolo si è meritato la stima dei suoi concittadini. Ha detto il coordinatore di Alleanza nazionale La Russa, ex dirigente del Msi: "I fautori della grazia hanno voluto troppo, hanno cercato di ottenere che il presidente della Repubblica dovesse prendere sulle sue spalle il desiderio di Adriano Sofri il quale non vuole chiedere la grazia e non vuole farla chiedere neppure da un parente o da un convivente con un atto di arroganza politica che contrasta col percorso positivo che si può riconoscere a Sofri in questi anni". 

In questo Paese di furbi e con il ceto dirigente che ci ritroviamo (decine di deputati perseguiti dalla giustizia o da essa condannati, decine implicati in casi di corruzione vergognosi) si può capire che una buona parte dei cittadini in cuor suo abbia suggerito a Sofri: ma chiedila questa grazia, non cercare la soluzione perfetta in una società di imbroglioni e di compromessi. Anche chi scrive avrebbe voluto dargli il consiglio della rassegnazione al potere, ma trattenuto dal pensiero che una sofferta rischiosissima testimonianza di giustizia non poteva essere negata e derisa come una anomalia.

Perché il rifiuto di Sofri di chiedere la grazia era, è di una logica assoluta: se affermo con tutte le mie forze di essere innocente come posso chiedere di essere graziato per un delitto che non ho commesso? Il cinismo dei giustizialisti di destra si tinge anche di volgarità. Ha detto l'onorevole La Russa: "Non avremmo considerato uno scandalo che, come accade adesso, l'iniziativa di grazia fosse del ministro della Giustizia, avremmo invece considerato uno scandalo il tentativo di trasformare il presidente della Repubblica in Gigi Marzullo che si fa una domanda e si dà una risposta. Hanno cercato di fare questo per accontentare il desiderio di un aspirante di grazia che però non vuol dichiarare di aspirare. E' stato un vero e proprio harakiri della sinistra". Il dramma di Adriano Sofri e del commissario Calabresi, degli anni della contestazione violenta, alla stregua di una scaltrezza parlamentare e di una gag da palcoscenico.

Il rifiuto della grazia a Sofri secondo l'unica correzione possibile della legge, in pratica la condanna definitiva di Sofri a passare la sua vita in carcere, suggellato da un forte applauso della maggioranza. E in aggiunta altri due aspetti negativi e provocatori di quel forte applauso: riconoscere che la maggioranza appoggia la non spenta volontà di vendetta di An e che per farlo smentisce e sfregia il presidente della Repubblica Ciampi che da tempo sollecita una soluzione del caso Sofri. Un gruppo parlamentare, un partito che rinnegano le loro origini arrivando a definire il fascismo di Salò il "male assoluto", ma che non dimentica le sue vendette, la sua lunga emarginazione. Una brutta storia, un brutto applauso.


(18 marzo 2004) -La Repubblica




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18 febbraio 2004

Grazia e dintorni-2

I gran papaveri...Credo che l'assunto di fondo sia chiaro.Tra l'altro esposto con clarissima nettezza di toni,stridente con la tradizionale e legittima prudenza del vissuto uomo di lex in pronuncia su controverso.Segno che in fattispecie evidentemente non est....

Interessante il passaggio del Cossiga riguardo la natura "laica" della concessione di Grazia,ergo spersonalizzata,svincolata dal do(contrizione) chè des(assoluzione),di già presente e viva nell'ordinamento giuridico vigente in Italia.Strano e stupefacente..che An pulluli di fini giuristi e poi s'arrivi al Lodo La Russa ,questo si ad hoc.Damasco ad personam...ahi ,Politika la cattivona,quanti ingegni mortifichi a te..

Quella che segue è,a parer di chi vi scrive,la lettura corretta alla luce di Costituzione ,dal punto tecnico-giuridico, della quaestio.Quantunque sia plausibile il discorso tutto politico,metatecnico,ideologico,tattico e derivati,prescinderne non possumus.Per correttezza. 

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2. La controfirma ministeriale: le opinioni di Giuliano Vassalli e Francesco Cossiga

Dunque, fermo restando il fatto che il Presidente della Repubblica, se crede, può -intanto- fare la sua parte, resta la questione -logicamente e cronologicamente successiva- della controfirma ministeriale, richiesta dall’art.89 della Costituzione ("Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri").

Su questo, è molto netta l’opinione di Giuliano Vassalli, già membro della Corte costituzionale e Ministro della Giustizia. Questa intervista è stata realizzata da Alessio Falconio per Radio Radicale il 18 agosto 2003:

"D: Può una norma costituzionale essere limitata nella sua applicazione da una norma di attuazione come quella che prevede il ruolo del Ministro della giustizia?

R: No, non può. Assolutamente. Che ci sia un potere istruttorio affidato da una legge al Ministro della giustizia non urta contro il principio costituzionale, ma il principio costituzionale è chiarissimo: è il Presidente che concede la grazia. Se anche il Ministro volesse rappresentare dei propri pareri, nessuno glielo impedisce in calce all’istruttoria che è tenuto a compiere. Peraltro, questo parere non vincola in nessun modo il Presidente. Sarebbe veramente eliminare una prerogativa costituzionale tipica del Presidente della Repubblica.

D: Siamo di fronte ad una situazione anomala?

R: Anomala, finché il Ministro non cede a fare esclusivamente la sua pratica istruttoria e a mandarla sia pure con sue osservazioni. Ma poi è il Presidente quello che decide. (…)Nessuna legge ordinaria può togliere quella che è -non solo secondo la lettera dell’art.87 ma anche secondo l’interpretazione conforme a Costituzione- una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica. Non è neppure simpatico che un Ministro metta in imbarazzo il Presidente circa l’uso e l’estensione di un suo potere.

D: Ma il Presidente, volendo, potrebbe concedere la grazia anche a prescindere dall’inoltro del fascicolo?

R: Qui entriamo in problemi non di costituzionalità, ma di correttezza e opportunità costituzionale. Secondo me, potrebbe, ma si andrebbe contro a una prassi assolutamente consolidata. E’ il Ministro che deve cedere su questo punto, facendo omaggio al contenuto della Costituzione, che è certamente superiore alla legge ordinaria".

Ancora più perentorio è Francesco Cossiga, intervistato il 20 agosto 2003 sempre da Radio Radicale:

"Bisogna distinguere -spiega Cossiga- l'atto formale di concessione della grazia dal potere di iniziativa e dal potere di proposta, e dai presupposti della grazia. Il guardasigilli dell'epoca in cui ero Presidente , Giuliano Vassalli, padre del nuovo Codice di procedura penale, essendo la grazia un atto di sovranità, giustamente volle che la grazia potesse essere concessa anche senza domanda degli stessi detenuti, o dei familiari o degli avvocati, come era invece un tempo. La iniziativa, secondo una interpretazione consolidata nella dottrina e nella prassi, può essere presa dal Guardasigilli o dal Presidente della Repubblica anche senza proposta del Guardasigilli. Siccome siamo in un regime parlamentare e la Costituzione vuole, di fronte alla irresponsabilità politica del Capo dello Stato, che vi sia un organo costituzionale che di fronte al Parlamento si assuma la responsabilità politica dell'atto, occorre che l'iniziativa del Presidente della Repubblica sia accolta, anche da un punto di vista soltanto formale, dal Guardasigilli che lo controfirmi. Il Guardasigilli può anche non condividere l'iniziativa del Capo dello Stato, ma ove non ostino gravi motivi di politica generale del governo, o gravi motivi di legittimità , può controfirmarla riconoscendola legittima, pur senza condividerla nel merito. Quella di Ciampi è una scelta politica , legittima. Egli non ritiene di dover prendere l'iniziativa per la grazia, evidentemente non crede di dover graziare Sofri, e attende che eventualmente sia il Governo a proporglielo, per poi valutare se accedere o meno. Ciampi può prendere l'iniziativa che per tramutarsi in un provvedimento formale e avere gli effetti propri della grazia ha bisogno della controfirma del Ministro della giustizia".

 




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18 febbraio 2004

Grazia e dintorni-1

A puntate,il corpulento ma godibile dossier elaborato dal segretario dei Radicali italiani(dal cui sito è tratto),Daniele Capezzone,raccogliendo posizioni ufficiali,pareri di giureconsulti e quant'altro in merito al dibattito sull'istituto della "Grazia",titolarità,natura,attualità et similia.

Formato secondo un accettabile discorsivo unitario.


Buona lettura


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COSTITUZIONE E LEGGI SCRITTE


VERSUS COSTITUZIONE E LEGGI MATERIALI


A PARTIRE DAL CASO "GRAZIA PER SOFRI"


(dossier a cura di Daniele Capezzone)


 


L’iniziativa politica, anche nonviolenta, avviata da Marco Pannella la scorsa estate e ripresa alla vigilia di Natale non ha per obiettivo tanto e solo la concessione della grazia ad Adriano Sofri (ipotesi sostenuta, peraltro, da 371 parlamentari italiani, firmatari di un appello a prime firme Boato e Bondi; mentre il Parlamento europeo, il 4 settembre scorso, si è espresso a stragrande maggioranza nella medesima direzione).


Il caso "grazia per Sofri" rappresenta piuttosto l’occasione (in continuità con altre vicende, a partire dal Satyagraha dell’estate 2001 sul mancato plenum di Corte costituzionale e Camera dei deputati) per riproporre il rapporto esistente in Italia tra la Costituzione e le leggi scritte da un lato, e la Costituzione e le leggi materiali dall’altro.


In questo caso, al centro della riflessione-azione del leader radicale c’è l’effettiva titolarità in capo al Presidente della Repubblica del potere di concedere la grazia.


 


1. Le "leggende metropolitane" della "domanda" e della "proposta"


Per mesi interi, si sostiene da molte parti l’esigenza, affinché il Capo dello Stato possa decidere di concedere o meno la grazia, che vi sia per un verso una "domanda", e per altro verso la "proposta" da parte del Ministro della Giustizia.


E questa tesi viene anche "consacrata" in un comunicato del Quirinale (anzi, come recita la nota, degli "ambienti del Quirinale") diffuso il 18 luglio scorso:


"A proposito delle richieste, che si sono levate e si levano da molte parti, per la concessione della grazia ad Adriano Sofri e a Ovidio Bompressi, negli ambienti del Quirinale si ricorda che, fin dal gennaio 2002, l'Ufficio Giuridico della Presidenza della Repubblica ebbe a precisare che non esiste nel nostro ordinamento un potere autonomo di grazia del Capo dello Stato: come per gli altri atti del Presidente della Repubblica, anche per la concessione della grazia è indispensabile -a norma dell'art. 89 della Costituzione- la proposta del Ministro competente.
Tali considerazioni esprimono ancora oggi la posizione del Presidente Ciampi il quale, pertanto, rimane in attesa di ricevere la proposta di grazia, onde poter assumere le decisioni definitive che gli competono(…)"


Dunque, il Presidente attende quella proposta ministeriale, in assenza della quale non potrebbe procedere alle decisioni "definitive" (e una decisione "definitiva", in questa materia, non può che essere quella della concessione della grazia, poiché quella della non concessione è sempre, ovviamente, correggibile).


Come il comunicato dice espressamente, peraltro, tale posizione è già stata espressa in una lettera che il consigliere per gli Affari Giuridici del Presidente della Repubblica, Salvatore Sechi, ha inviato all'ex sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone l'8 gennaio 2002 in risposta ad una sua missiva.


E lo stesso 18 luglio del 2003, la medesima tesi viene ribadita in comunicato ufficiale di Palazzo Chigi:


"Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è favorevole, e non da oggi, alla grazia per Adriano Sofri e per altri detenuti. E in tal senso rivolge i suoi auspici. La legge italiana tuttavia -precisa la nota- riconosce il potere di iniziativa per la grazia come prerogativa esclusiva del ministro Guardasigilli''.


Per la verità, non tutti sembrano convinti della posizione del Quirinale e di Palazzo Chigi. In una intervista pubblicata da "Il Giornale" il 21 luglio, il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga dichiara:


"Non mi ero accorto che il caro amico ed ex-collaboratore Salvatore Sechi avesse tempo fa affermato in una nota del Quirinale che l'iniziativa della grazia è esclusiva del ministro della Giustizia, contraddicendo così a tutta la dottrina che ha sempre sostenuto appartenere il potere di grazia a quella serie di atti definiti ‘duali’ la cui emanazione cioè, può originare sia dal capo dello Stato che dal ministro competente. Si tratta -continua Cossiga- di una categoria ben distinta dagli atti di ‘proposta esclusivamente governativa’, come la nomina dei ministri, o dagli atti cosiddetti ‘di prerogativa’, come la nomina dei senatori a vita e dei giudici costituzionali, la cui controfirma ministeriale ha solo il valore di controllo di legalità dell'atto".
Insomma -scrive "Il Giornale- il Presidente della Repubblica, secondo il senatore a vita Francesco Cossiga, può perfettamente decidere la grazia per Sofri e chiedere a Castelli di firmare anche lui un decreto messo a punto al Quiririale. (…) "Quando ero presidente del Senato -dice più avanti Cossiga- di fronte alla cultura e alla prudenza di Sechi mi pentii di avergli dato all'esame di diritto costituzionale che sostenne con me, nonostante l'amicizia di famiglia, solo 27/30! Ora mi verrebbe la tentazione di pentirmi di non avergli dato meno... se non mi soccorresse il detto ‘il servo attacca l'asino dove vuole il padrone’".


Analoga tesi è espressa lo stesso giorno sullo stesso quotidiano dal segretario di Radicali italiani:


"Nulla osta a che sia il presidente Ciampi, se crede, a compiere il primo passo e ad agire motu proprio. (…)Voglio ribadire la mia contrarietà all'interpretazione che in tanti sembrano dare del funzionamento dell'istituto della grazia. E’ in corso una sorta di espropriazione di questa prerogativa che appartiene ‘sovranamente’ al capo dello Stato. E non ad altri".


Ma la definitiva confutazione della leggenda metropolitana si deve ad una conferenza stampa tenuta da Marco Pannella, insieme all’avvocato Giuseppe Rossodivita, dell’"Associazione civiltà e certezza del diritto", il 19 agosto 2003. Pannella e Rossodivita disseppelliscono, sottraggono all’oblio il testo del comma 4 dell’art. 681 del Codice di procedura penale, e lo mostrano alla stampa trascritto a caratteri cubitali:


"Art. 681 comma 4 CPP: La grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o proposta".


Nella stessa conferenza, il leader radicale sottolinea anche come la recente riforma abbia, pour cause, mutato anche la denominazione del Guardasigilli, che non si chiama più "Ministro di grazia e giustizia", ma -appunto- solo "Ministro della giustizia".


Il Quirinale reagisce, il giorno dopo, con questa "precisazione":


"Con riferimento ad alcune dichiarazioni dell'Onorevole Marco Pannella sul caso Sofri, negli ambienti del Quirinale si precisa quanto segue:


1) Gli Uffici del Quirinale non hanno mai sostenuto che, ai fini della concessione della grazia, sia indispensabile la domanda del soggetto interessato o degli altri soggetti abilitati: infatti, l'art. 681, comma quarto, del C.P.P. prevede espressamente che la grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o di proposta (dell'ufficio del magistrato di sorveglianza);
2) altrettanto esplicitamente l'art. 89, primo comma, della Costituzione stabilisce che "nessun atto del Presidente della Repubblica è valido, se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità": pertanto, in mancanza del consenso del Ministro della Giustizia a voler controfirmare l'eventuale decreto presidenziale di concessione della grazia, non è costituzionalmente possibile emanare il suddetto decreto presidenziale, in quanto sarebbe "non valido". Ciò è attestato dalla prassi costituzionale in materia;
3) il Presidente Ciampi tiene a confermare anche in questa occasione la sua piena fiducia al Segretario Generale del Quirinale, Gaetano Gifuni"


Al di là dell’ultima notazione difensiva (dovuta al fatto che Marco Pannella, nella conferenza stampa del 19, ha esplicitamente messo in luce, accanto al Presidente della Repubblica, il ruolo attivo, attivissimo della "Presidenza", cioè di quelli che gli stessi comunicati del Colle definiscono gli "ambienti del Quirinale", e quindi, in primo luogo, del potentissimo Segretario generale Gaetano Gifuni), questo comunicato, chiaramente contraddittorio con quello del 18 luglio, sposta il tiro. Ora, di tutta evidenza, il problema non è più quello (inesistente) della necessità di una preventiva proposta ministeriale, ma quello della successiva controfirma del Ministro. E diventa chiaro quel che Pannella ha sempre sostenuto: e cioè che nulla impedisce al Presidente di compiere, intanto, il primo passo.




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18 febbraio 2004

Cicuta..e non tarallucci e vino

Benefici sdegnosamente eccepiti dal nostro redivivo Socrate(Fonte:Radicali italiani).Rigorosamente in grassetto..

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Cronologia della detenzione di Sofri

  • 28-07-88 - 1° arresto
  • 06-09-88 - Arresti domiciliari per Sofri, Bompressi e Pietrostefani, che saranno rimessi in libertà un mese e mezzo più tardi.
  • 24-01-97 - 2° arresto
  • 24 agosto 1999: Sofri scarcerato con obbligo di dimora ed il divieto di espatrio (che viene revocato il 26 ottobre 1999)
  • 24 gennaio 2000 - 3° arresto

 

Dal 28 luglio 1988 all’ottobre 1988 Sofri sconta 3 mesi, di cui uno e mezzo agli arresti domiciliari;

Dal 24 gennaio 1997 al 24 agosto 1999 Sofri sconta 2 anni e 7 mesi (più 2 mesi da libero ma con l’obbligo di dimora e il divieto d’espatrio);

Dal 24 gennaio 2000 ad oggi Sofri sconta 3 anni e 11 mesi, per un totale di 6 anni e 9 mesi

 

La legge Gozzini nella sua stesura attuale non risente, nel caso di reati commessi con finalità eversive, delle restrizioni imposte nel 1992 dal c.d. decreto Scotti-Martelli, e quindi dispone che un detenuto che tiene un adeguato comportamento può accedere ai principali benefici già allo scadere di ¼ della pena

 

Le principali misure della "Gozzini" che sono applicabili a Sofri sono:

dal momento dell’arresto:

  • 2 colloqui "premio" ogni mese;
  • 2 telefonate "premio" ogni mese;
  • 3 mesi di "liberazione anticipata" (sconto sul totale della pena) per ogni anno di buona condotta;

a partire dal compimento di 1/4 della pena*;

  • 45 giorni l’anno di "licenzia premio"
  • possibilità di lavorare all’esterno del carcere per 6 giorni la settimana (articolo 21) rientrando in carcere la notte.

*Avendo Sofri riportato una condanna definitiva a 22 anni, un quarto della pena sarebbe 5 anni e mezzo. Questi cinque anni e mezzo però vanno computati comprendendo i periodi di liberazione anticipata a cui avrebbe avuto diritto per la buona condotta. Quindi, Sofri avrebbe potuto chiedere le licenze premio e il lavoro all’esterno del carcere a partire da un anno e tre mesi fa, ossia dal settembre 2002.

a partire dal compimento di 1/2 della pena**

L’Articolo 21 può essere trasformato in semilibertà, ossia la possibilità di rimanere fuori dal carcere anche il 7° giorno della settimana.

**In questo caso, sempre dando per scontato lo sconto di tre mesi l’anno per buona condotta, la metà pena di Sofri (11 anni) scatterebbe dopo 8 anni e 10 mesi e mezzo di carcere effettivo, più i due anni e un mese e mezzo di liberazione anticipata, quindi approssimativamente nel gennaio 2006.

Inoltre, ultimo "beneficio" nella scala, a cinque anni dal fine-pena*** si può chiedere la libertà condizionale, ossia la libertà totale con alcune restrizioni (non uscire di casa nelle ore notturne, non lasciare il comune di residenza senza autorizzazione del magistrato, non espatriare).

***A cinque anni dal fine pena Sofri arriverebbe dopo 13 anni e mezzo di carcere effettivo con l’aggiunta di 3 anni e mezzo di "buona condotta", ossia tra sei anni e nove mesi, nel settembre 2010.




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18 febbraio 2004

Cronologia sofriana

Un prospettino semplice semplice...made in Ansa & by (e come ti sbagli..) Radicali italiani..



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Cronologia ANSA


  • 28 lug 1988: sono arrestati Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi.


  • 2 mag 1990: sentenza di primo grado a Milano, 22 anni a Sofri, Pietrostefani e Bompressi, 11 a Marino.


  • 12 lug 1991: la Corte d'assise d'appello conferma le condanne.


  • 23 ott 1992: le Sezioni unite della Cassazione annullano la sentenza e rinviano gli atti alla Corte d'assise d'appello.


  • 21 dic 1993: i giudici d'appello assolvono tutti gli imputati.


  • 27 ott 1994: la Cassazione annulla di nuovo la sentenza.


  • 11 nov 1995: i tre imputati sono condannati a 22 anni.


  • 22 gen 1997: la Cassazione conferma e Sofri e Bompressi entrano in carcere il 24 gennaio. Pietrostefani li raggiunge il 29.


  • 7 gen 1998: per la Procura generale di Milano la richiesta di revisione del processo Calabresi e' inammissibile.


  • 18 mar 1998: la Corte d'Appello di Milano respinge la richiesta di revisione.


  • 20 apr 1998: liberato per motivi di salute Bompressi (pena sospesa) che il 18 agosto ottiene gli arresti domiciliari.


  • 6 ott 1998: la Cassazione annulla l'ordinanza della Corte d'Appello di Milano rinviando alla corte d'appello di Brescia la decisione sulla revisione.


  • 1 mar 1999: la corte d'appello di Brescia dice 'no' alla revisione.


  • 4 mar 1999: la difesa presenta a Brescia un'istanza di revoca dell'ordinanza di inammissibilita' sostenendo che la corte di Appello ha esaminato una copia non conforme all'originale del diario della compagna di Marino, ma Brescia, il 16 marzo, respinge la richiesta di revoca dell'ordinanza.


  • 28 apr 1999: il pg della Cassazione esprime parere favorevole al ricorso presentato dai tre ex di Lotta continua contro il 'no' di Brescia alla revisione del processo.


  • 27 mag 1999: la Cassazione accoglie il ricorso e annulla l'ordinanza della corte di appello di Brescia, rinviando la decisione a quella di Venezia.


  • 29 lug 1999: Il Pg di Venezia esprime parere favorevole all'ammissibilita' della richiesta.


  • 24 ago 1999: La Corte di appello di Venezia accoglie la richiesta di revisione del processo e fissa la data per la prima udienza per il 20 ottobre, ma, con un'ordinanza, impone ai tre imputati l'obbligo di dimora e il divieto di espatrio.


  • 25 ago 1999: i legali ricorrono in Cassazione contro quest'ultimo provvedimento.


  • 14 ott 1999: la Cassazione annulla con rinvio l'ordinanza che impone obbligo di dimora e divieto di espatrio.


  • 20 ott 1999: inizia il processo presso la corte d' appello di Venezia.


  • 24 gennaio 2000: i giudici della quarta sezione della corte d'appello di Venezia rigettano la richiesta di revisione del processo e confermano la condanna di Sofri, Bompressi e Pietrostefani. Sofri viene arrestato. (ANSA).




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18 febbraio 2004

I weblog per Sofri

Cominciamo pubblicando link e testo dell'appello su rete "I weblog per Sofri".Ideato dal blog Rolli e ,illustremente,patrocinato da Camillo (che è lettura sempre estremamente interessante,da oggi anche nelle indicazioni di visione).

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I weblog per Sofri

Oggetto: "Signor presidente i weblog Le chiedono di graziare Sofri"

Signor presidente - Adriano Sofri è in galera da quasi sei anni per l' omicidio del Commissario Luigi Calabresi. E' stato condannato e assolto e poi ancora condannato da una serie infinita e contraddittoria di sentenze. Per la legge ora è colpevole, nonostante lui abbia sempre detto il contrario. C' è chi non gli crede, e chi gli crede. E' la sua parola contro quella di un altro imputato, Leonardo Marino, che lo ha accusato sedici anni dopo il vergognoso delitto di Milano. Sofri non è stato condannato né per aver sparato né per aver ordinato l' omicidio né per averlo organizzato, ma per non essersi opposto a una decisione già presa da altri. Sofri rifiuta con sdegno anche questa ricostruzione. E ha tentato di provarlo. Alcuni giudici gli hanno creduto, mentre l' ultima sentenza ha dato ragione a Marino. Una parola contro l' altra. L' imputato Marino non è in carcere, nemmeno gli imputati Bompressi e Pietrostefani sono in carcere. L' unico in carcere è Adriano Sofri. Che ci resta, dopo essersi difeso confidando nella giustizia e non avendo mai chiesto né la Grazia né i permessi né gli affidamenti ai servizi sociali né di scontare la pena al domicilio. Sono cose che se chiedesse gli sarebbero concesse. Sofri non lo fa, perché dice di essere innocente. E' prigioniero a Pisa. Un prigioniero al quale decine di giornali italiani e stranieri chiedono l' opinione, al quale le case editrici e i saggisti mandano i libri nella speranza che li legga e li consigli ai lettori, al quale le televisioni domandano interviste e commenti. Non è una cosa normale, nonostante Sofri faccia finta di vivere una vita normale. Non è normale neanche che il nostro sistema mandi in galera qualcuno al di là di ogni ragionevole dubbio. E quale dubbio più ragionevole ci può essere oltre a una sentenza di assoluzione? Il governo, cioè Silvio Berlusconi, ha scritto che è giunto il momento di procedere alla Grazia. L' opposizione è largamente d'accordo. La famiglia Calabresi ha detto che non si opporrebbe. I passaggi burocratici al ministero della Giustizia sono quisquilie. Signor presidente spetta a Lei decidere. In un modo o in un altro. L' unica cosa che non può fare è girarsi dall' altra parte.
Signor presidente i weblog Le chiedono di graziare Sofri.
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Destinatario : Presidenza della Repubblica italiana




permalink | inviato da il 18/2/2004 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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