.
Annunci online

George
Blog per..male


Mailing list


27 gennaio 2005

Kubaysi libero

Appello per la liberazione di Jabbar Kubaysi : firmate




permalink | inviato da il 27/1/2005 alle 22:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 gennaio 2005

Fermiamo la censura preventiva sulla guerra

Fermiamo la censura preventiva sulla guerra. Firma subito !

Appello: fermiamo la censura preventiva sulla guerra
Contro l'approvazione alla Camera della delega per la revisione delle leggi penali militari: NO al bavaglio dell'informazione

» Firma l'appello

Il disegno di legge delega per la revisione delle leggi penali militari (di pace e di guerra), recentemente approvato al Senato e di prossima votazione alla Camera, prevede, nei luoghi oggetto di missione militare italiana, l'applicazione della legge penale militare di guerra, anche indipendentemente dalla dichiarazione dello stato di guerra, punendo in tale contesto ciò che viene ritenuto illecita raccolta, pubblicazione e diffusione di notizie militari.
Ciò comporterebbe tra l'altro, nell'attuale tempo di guerra (o pace?) permanente, l'applicazione degli articoli 72 e 73 del Codice Penale Militare di Guerra che prevedono che: Chiunque si procura notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare, la dislocazione o i movimenti delle forze armate, il loro stato sanitario, la disciplina e le operazioni militari e ogni altra notizia che, non essendo segreta, ha tuttavia carattere riservato, per esserne stata vietata la divulgazione dall'autorità competente, è punito....con la reclusione militare da due a dieci anni.

Mentre chi diffonde o comunica tali notizie è punito con la reclusione militare da cinque a venti anni. Così giornalisti, membri di ONG e chiunque decida di diffondere "verità scomode" si troverebbe, a meno di una scelta rivolta alla disobbedienza civile, nella condizione di dover non vedere, non sentire e non parlare.

L'obiettivo di questa revisione dei codici penali militari è, di fatto, quello di offrire un contributo normativo alla costruzione del nuovo ordine (o disordine) globale e alle teorie della guerra permanente. Normare l'emergenza bellica per normalizzare la guerra. Inoltre è alto il rischio di una definitiva decostituzionalizzione del concetto di "tempo di pace" e "tempo di guerra", sino a una integrale perdita di senso di quanto stabilito dall'art. 11, il cui valore quale principio fondamentale della nostra Costituzione è stato già pesantemente messo in discussione da altri atti posti in essere da questo e da altri governi e precedenti assemblee parlamentari del nostro Paese.

Bisogna allora tentare di invertire la rotta e tentare di recuperare un'altra idea di codice militare, incardinato sui principi costituzionali, che riconosca la centralità del parlamento (e non di un governo delegato) e che soprattutto sia in grado di fare i conti con quel ripudio della guerra che è parte integrante della Costituzione repubblicana e oggi anche della coscienza politica di tanta parte dell'opinione pubblica (italiana e internazionale).

Risulta, quindi, urgente reagire alla sistematica compressione delle garanzie costituzionali (basti pensare alla violazione dell'art. 11 della Costituzione), affermando e salvaguardando con forza la libertà di informazione ed il diritto ad informare ed essere informati, soprattutto riguardo a fatti di forte drammaticità e peso civile, nei quali una corretta informazione è principio della capacità di controllo e valutazione dell'operato delle istituzioni a governo del Paese.




permalink | inviato da il 24/1/2005 alle 17:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


22 gennaio 2005

Modulo Priebke

La domanda di grazia , a cura della signora Priebke




permalink | inviato da il 22/1/2005 alle 22:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 gennaio 2005

Condono alla sarda

Subject: Mail di solidarietà con il Presidente della Regione Sardegna Soru

Cari amici,
aiutateci a difendere il primo provvedimento efficace per proteggere il territorio della Sardegna dalla devastazione turistico-edilizia: la legge 'salvacoste' proclamata dalla Regione Sardegna su iniziativa del suo Presidente Soru. Essa impone la sospensione per 18 mesi di tutte le costruzioni nella fascia di due Km di distanza dal mare e impone alla Regione stessa di redigere e approvare il Piano Paesistico Regionale, da cui dovranno essere ispirate tutte le normative Provinciali e Comunali, entro quel termine.Cioè, di fare ciò che la legge prevede da molto tempo e che non è mai stato fatto dalla classe politica a tutti i livelli e di tutti i partiti,al
fine di dare mano libera ai "comitati d'affari" e/o Amministrazioni Pubbliche che volevano spartirsi la torta della speculazione edilizia e turistica.

Allo scopo vi mando in allegato un messaggio che vi prego di firmare, far girare, e spedire agli indirizzi allegati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per contestarne l'inqualificabile decisione, e della Regione Sardegna, per far sentire la nostra solidarietà. Vorremmo suscitare una mobilitazione via Internet.
Ecco i due indirizzi mail a cui andrebbe inoltrato:
urpdie@governo.it      per la presidenza del consiglio

presidente@regione.sardegna.it  per la presidenza della Regione Sardegna

Firmato: Per il Comitato di difesa del territorio di Vignola-Monte Russu:
             Massimo Vetere
             Gabriella Bossolo

Mail contro l’impugnazione della legge salvacoste

Il governo Berlusconi il 14/01/05 ha impugnato davanti alla Consulta la legge varata dalla Regione Autonoma della Sardegna chiamata ‘legge salvacoste’, strumento finalmente efficace per porre un  argine alla devastazione del territorio.

E’ un intervento di inqualificabile violenza, perché nega l’autonomia della Regione Sardegna a Statuto speciale e nega il diritto dei sardi a tutelare e governare il proprio territorio.

Alla definizione del programma di governo di Sardegna Insieme hanno partecipato forze politiche, movimenti e singoli cittadini, e tutti si riconoscono nella legge approvata dal Consiglio regionale, che frena la speculazione edilizia senza regole e senza limiti.

Contestiamo duramente l’operato di un governo che asseconda la volontà di gruppi di potere e di rapina del territorio, senza svolgere il suo compito istituzionale.




permalink | inviato da il 18/1/2005 alle 15:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


16 gennaio 2005

Lettera Libanese- da nessuno per tutti-

In relazione al rispetto invocato della Risoluzione Onu 1559 , datata 02/09/04 , in base alla quale è intimato come inderogabile alla Siria il ritiro totale e ad horas delle sue truppe d'occupazione in terra di Libano , onde ripristinare per la comunità libanese tutta lo status di Nazione sovrana ed indipendente ,

si richiede la liberazione del sig. Samir Geagea , esponente politico del partito cristiano , detenuto da più di dieci anni in seguito ad irregolare processo celebrato in assenza di qualsivoglia ossequio dei più elementari diritti dell'uomo , come ampiamente stigmatizzato dall'organizzazione umanitaria  , internazionale e super partes, Amnesty International.  

Ed al contempo il rilascio da ingiusta detenzione , chè non suffragata da alcun procedimento giudiziario , degli oltre 350 libanesi rinchiusi nelle carceri siriane da ben trent'anni e senza alcuna contestazione formale.

Una sorta di Guantanamo minore solo nell'insufficiente risalto dato dai media e dalla comunità politica internazionale , ma peggiore nel protrarsi da tempo immemorabile nel silenzio che diviene complicità.

Perchè il principio di autodeterminazione dei popoli non sia sempre e solo dei soliti noti.

Firma

Vincenzo Russo

°°°°

Questa petizione è un mio elaborato che invito a diffondere e veicolare con ogni mezzo e presso qualsiasi media ed organizzazione d'ogni tipo , come strumento di pressione politica ed informazione.La citazione della fonte non è richiesta.L'impegno , anche minimo , anche elementare e ridotto ad una sola mail o ad un isolato cenno , si. 




permalink | inviato da il 16/1/2005 alle 11:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


4 dicembre 2004

Amnesty for Darfur

Appello Amnesty al Presidente del Sudan

Oggetto: Darfur

Lieutenant-General Omar Hassan Ahmad al-Bashir
President's Palace
PO Box 281
Khartoum
Sudan


Sua Eccellenza,

mi rivolgo a Lei per chiederle di agire con fermezza per porre fine alle violazioni dei diritti umani commesse dalle milizie Janjawid nel Darfur.

Ho letto le testimonianze relative a uccisioni, stupri e sequestri di civili, agli  incendi delle abitazioni, ai saccheggi dei beni di sussistenza e alla fuga di centinaia di persone, costrette ad abbandonare le proprie case e le proprie terre.

Temo che a luglio, con l’inizio della stagione delle piogge, i sentieri saranno impraticabili e ciò renderà ancora più difficili gli sforzi delle agenzie umanitarie che stanno cercando di aiutare le persone colpite dal conflitto.

Il Suo governo ha la responsabilità di proteggere tutti i suoi cittadini dalle violazioni dei diritti umani. Sollecito pertanto un suo intervento affinché le milizie Janjawid siano disarmate e i responsabili delle violazioni dei diritti umani siano sottoposti alla giustizia. Come misura immediata, Le chiedo di mantenere la promessa di garantire rapido accesso alle agenzie umanitarie che cercano di valutare e fare fronte alle necessità degli sfollati. Inoltre, dovrebbe essere consentito al più presto il dispiegamento nel Darfur di osservatori internazionali sui diritti umani sotto il mandato dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

RingraziandoLa per l’attenzione, Le porgo i miei rispettosi saluti.




permalink | inviato da il 4/12/2004 alle 0:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 novembre 2004

Appello per la dottoressa Mahbobeh Abbasgholizadeh

La lettera inviata il 16.11.2004 all'ambasciatore iraniano in Italia sull'arresto dell'attivista per i diritti civili

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

all’ambasciatore della Repubblica islamica d’Iran in Italia
S.E. Bahram Ghasemi

Eccellenza,

apprendiamo con preoccupazione ed inquietudine dell’arresto della cittadina iraniana dottoressa Mahbobeh Abbasgholizadeh, stimata attivista per i diritti umani e quelli delle donne in particolare, al suo ritorno da Londra, dove aveva partecipato al Forum sociale europeo.

Non è chiaro ad oggi quali siano le motivazioni di tale arresto ma sarebbe estremamente grave se esso fosse in qualche modo collegato alla partecipazione della dottoressa Abbasgholizadeh al Forum sociale europeo o ad altre sue attività per la democrazia.

Data l’esistenza di alcuni precedenti di maltrattamenti, torture ed uccisione di detenuti negli uffici di polizia e nelle carceri iraniane, temiamo per la stessa incolumità fisica di tale cittadina iraniana e ne chiediamo l’immediato rilascio.

Le chiediamo pertanto di farsi latore di questo appello nei confronti del Suo governo, al quale richiediamo il rispetto di tutti i patti internazionali relativi ai diritti umani e della Carta delle Nazioni Unite.


Con osservanza

I PORTAVOCE NAZIONALE

(avv. Desi Bruno, avv. Angelo Cutolo, avv. Roberto Lamacchia, dott. Fabio Marcelli, avv. Tommaso Sorrentino)

http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20041116071944

°°°

Per chi volesse far sentire la propria voce in merito , allego gli estremi dell' Iran istituzionale in Italia.A quanto pare , solo fax e posta ordinaria non essendovi e-mail.Nel caso vi fosse , aggiornerò il post.

AMBASCIATA REPUBBLICA ISLAMICA DELL`IRAN :
 
Via Nomentana 361/363 , 00162 ROMA
Tel. 06/86328485 - 86- 87 fax. 06/86328492
 
ufficio stampa
Via Nomentana 361/363 , 00162 ROMA
tel. 06/86328485-6-7-8
Sezione Consolare presso Ambasciata
Via Nomentana 361 , 00162 ROMA
Tel. 06/ 86214478-80 fax . 06/86215287
 
CONSOLATO GENERALE DELL`IRAN A MILANO
Piazza Diaz 6, Milano Tel.02/ 860646 - 8052615
Fax. 02/ 72001189

 




permalink | inviato da il 17/11/2004 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 marzo 2004

Appello all'Onu per la moratoria universale

NESSUNO TOCCHI CAINO - HANDS OFF CAIN
APPELLO ALLE NAZIONI UNITE PER UNA MORATORIA DELLE ESECUZIONI 
 
  Al Segretario Generale delle Nazioni Unite


Noi, sottoscritti, pensiamo che l'umanità deve andare avanti, e l'abolizione della pena di morte non è solo una necessità dell'individuo, il rafforzamento ulteriore della sua sfera di inviolabilità, ma sempre più una necessità storica e universale, il punto di approdo della nostra epoca, il punto di incontro di civiltà diverse.


"Nessuno tocchi Caino", è scritto nel Libro, e questo antico imperativo per noi vuol dire che lo Stato non può disporre della vita dei suoi cittadini. Di fronte ad una criminalità che colpisce tutti in maniera intollerabile, sono molti a chiedere di mantenere o di reintrodurre la pena capitale, ma in questo modo il profondo senso di giustizia che li anima è mal riposto.


L'abolizione della pena di morte è sempre più un punto di vista anche della comunità internazionale. La Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, il 24 aprile del 2003, per il settimo anno consecutivo, ha stabilito che l'abolizione della pena di morte "contribuisce al rafforzamento della dignità umana e al progresso dei diritti dell'uomo", ed ha chiesto, quest'anno, agli Stati mantenitori di "abolire la pena di morte introducendo nel frattempo una moratoria delle esecuzioni".


I Tribunali istituiti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per giudicare il genocidio, lo stupro etnico, le fosse comuni ed altri gravi crimini commessi nella ex Jugoslavia e in Ruanda e lo stesso Statuto del Tribunale internazionale permanente per i crimini contro l'umanità, escludono tutti il ricorso alla pena capitale. Mentre essa è prevista, all'interno di alcuni Stati, per reati infinitamente meno gravi.


Noi, sottoscritti, chiediamo alle Nazioni Unite di liberare la Comunità internazionale da questo anacronismo e di istituire una moratoria universale delle esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte.


Dopo l'abolizione della schiavitù e l'interdizione della tortura, il diritto a non essere uccisi a seguito di una misura giudiziaria può essere un altro comune denominatore, una nuova e irriducibile dimensione dell'essere umano che fa di tutti noi un'unica comunità.
  
 




permalink | inviato da il 13/3/2004 alle 22:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


25 febbraio 2004

Testo definitivo Petizione Trimurti

Ecco ,finalmente pronto dopo un pò di cesello,il testo definitivo della petizione vertente sulla necessità di trattare unitariamente la triplice Iraq-Israele-Cecenia,onde provvedere ad una soluzione complessiva realmente ficcante.Che vada oltre la dispersione data dall'affrontare singolarmente le tenzoni.



Chi volesse aderire può comunicarlo in allegato.Oppure,per maggior dovizia di particolari,al promotore,il sig. Edoneo



**********************************************************


PETIZIONE:


 I TRE POLI DEL CONFLITTO - LA GUERRA CESSI ORA


 


La guerra caucasica si cronicizza: «La striscia di sangue in Cecenia e a Mosca sembra infinita», commenta Gorbaciov. Ma lo scenario è simile nell'Iraq, dove le stragi quotidiane tendono a perpetuarsi malgrado la cattura di Saddam Hussein. E nel conflitto israelo-palestinese.


A questo punto, nel quadro globale interagiscono tre poli di conflittualità esplosiva - Iraq, Israele, Cecenia - che insieme catalizzano e propagano il terrorismo islamico. Il fenomeno è temibile anzitutto quando ricorre allo stragismo suicida, contagioso e pressoché inarrestabile.
Ci rivolgiamo ai mediatori internazionali, alle istituzioni vecchie  (ONU) e nuove che possano agire da interlocutori tra gli Stati e le forze clandestine che praticano il jihadismo come mezzo estremo di difesa-offesa. La politica estera praticata da Bush, Sharon e Putin è pari in spregiudicatezza alle reazioni violentissime dei popoli coinvolti e nei fatti è difficile distinguere tra resistenza e terrorismo. Un progetto percorribile è quello di agire contemporaneamente sui tre poli in forma diplomatica. Partendo dal presupposto che riteniamo gravi le aggressioni militar-terroristiche  praticate da Bush, Sharon e Putin, come altrettanto gravi sono le forme di lotta scelte per opporsi a loro.


Se la condanna dei metodi è equanime non lo è altrettanto l'analisi delle motivazioni che noi riteniamo doversi ricercare nei meri interessi economici e territoriali delle tre potenze  (Usa, Israele, Russia) non certo dissimulati da presunte aspirazioni umanitarie.
CONDANNIAMO QUINDI I POLITICI DISSENNATI CHE PORTANO LE LORO ARMI TECNOLOGICAMENTE SOFISTICATE, ERIGONO I LORO MURI A IMPERITURA TESTIMONIANZA DI CECITA' POLITICA.
CONDANNIAMO CHI SI OPPONE A LORO COINVOLGENDO CIVILI INERMI CON ATTI DI STRAGISMO SPIETATO.
AUSPICHIAMO L'INTERVENTO DI APPOSITE COMMISSIONI INTERNAZIONALI NEI TRE POLI: IRAQ, ISRAELE, CECENIA.
PERCHE' SIAMO CONSAPEVOLI CHE QUESTI SONO I TRE LUOGHI DA CUI PARTIRA' IL PROSSIMO INFINITO CONFLITTO MONDIALE CHE E' GIA' TRAGICAMENTE INIZIATO E CHE POTREBBE ESTENDERSI IN MODO IMPREVEDIBILMENTE DISASTROSO.


VOGLIAMO INCORAGGIARE CON QUESTA PETIZIONE LA CREAZIONE DI UNA COMMISSIONE INTERNAZIONALE (COMPOSTA DA MEMBRI EMINENTI DELLE NAZIONI COINVOLTE) POSSIBILMENTE DENOMINATA: - I TRE POLI DEL CONFLITTO - LA GUERRA CESSI ORA - Le forze di occupazione Usa, Israele, Russia lascino i territori immediatamente per dar spazio alla diplomazia onde derimere i dissidi che da innumerevoli anni insanguinano la palestina e piu' recentemente Cecenia e Iraq.


IRAQ-ISRAELE-CECENIA     PER UN INTERVENTO DIPLOMATICO CONTEMPORANEO NEI TRE POLI DELLA CONFLITTUALITA' - ADERISCONO I GRUPPI:
























 
 




permalink | inviato da il 25/2/2004 alle 18:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 febbraio 2004

Tiro a segno libero


 

A questo link troviamo l'appello d'allarme per la sorte dei caucasici in Russia di Amnesty international.Prove tecniche di sterminio nel fattivo consenso e concorso della società civile et suoi campioni.

Dai tempi dell'incendio del Reichstag,un trucco vecchio come il mondo...

In versione inglese,spagnola,tedesca.

Per i più pigri ,inserisco testo in spagnolo.Per la traduzione in italiano,ci fosse qualche interprete di buona volontà...







 


AI INDEX: EUR 46/007/2004     18 Febrero 2004






AMNISTÍA INTERNACIONAL

COMUNICADO DE PRENSA

Índice AI: EUR 46/007/2004 (Público)
Servicio de Noticias: 037/04
18 de febrero de 2004
http://web.amnesty.org/library/Index/ESLEUR460072004



Federación Rusa: La hostilidad hacia los chechenos está fuera de control tras la explosión en el metro de Moscú


Las autoridades rusas son responsables de la defensa y seguridad de todos los ciudadanos del país, incluidos los chechenos, ha declarado hoy Amnistía Internacional al dirigirse al gobierno de la Federación Rusa para que adopte medidas inmediatas y enérgicas encaminadas a prevenir los actos de incitación al odio racial, como lo exige la ley.

La organización de derechos humanos ve con preocupación la actual oleada de hostilidad hacia los chechenos y otras personas oriundas de la región del Cáucaso de la que se ha informado en la capital rusa tras la explosión ocurrida en el metro de Moscú el 6 de febrero de 2004, que causó la muerte a no menos de 41 personas y heridas a más de 100.

Según los informes recibidos por Amnistía Internacional, las minorías étnicas del Cáucaso se han convertido una vez más en blanco de una retórica discriminatoria, registros y controles arbitrarios de sus documentos y actos de agresión cometidos como represalia por motivos raciales. Aunque hasta la fecha nadie se ha atribuido la responsabilidad de la explosión en el metro, altos cargos rusos, incluido el presidente Vladimir Putin, se han apresurado a culpar del atentado a la comunidad chechena. Actualmente el gobierno está elaborando nuevas normas legislativas más duras relacionadas con el sistema inconstitucional de registro de domicilio conocido como propiska, normas que, según se ha dicho, pretenden combatir la "inmigración ilegal".

Además, se ha informado de que una organización extremista ha estado convocando a la población a una reunión pública, bajo el lema "¡Limpiar a Moscú de los bandidos chechenos!". Amnistía Internacional ve con preocupación que esta acción puede constituir una incitación al odio basado en la nacionalidad y una instigación a la violencia por motivos raciales. Destacados grupos de derechos humanos rusos también han expresado su preocupación por la convocatoria a esta manifestación.

«En el clima actual, nos preocupa que esta reunión pueda dar lugar a actos de violencia por motivos raciales. Las autoridades deben dar todos los pasos necesarios para proteger a las posibles víctimas, conforme a sus obligaciones internacionales, y deben defender las garantías constitucionales relativas a la igualdad de todos los ciudadanos. Estos lemas incendiarios parecen tener el propósito de incitar al odio racial y, en consecuencia, deben ser retirados de todos los lugares públicos de la ciudad», advierte Amnistía Internacional.

«Nunca puede justificarse el homicidio indiscriminado de civiles —añade la organización, que condena sin reservas el atentado del metro de Moscú—. Las autoridades deben encontrar a los responsables y llevarlos ante los tribunales de justicia.»

La organización exhorta a la Federación Rusa a garantizar que todas las medidas que se adopten se ajustarán a las normas internacionales de derechos humanos y que la "lucha contra el terrorismo" no se utilizará como excusa para restringir el disfrute de los derechos humanos por parte de todos los ciudadanos, con independencia de su origen étnico.

Información general
Las investigaciones llevadas a cabo por Amnistía Internacional y grupos rusos de derechos humanos han mostrado que la discriminación de los chechenos es una práctica generalizada en toda la Federación Rusa y que se ha denunciado un número más elevado de actos de hostigamiento y agresión de motivación racista tras atentados con explosivos o incidentes como el sitio del teatro de Moscú, ocurrido en octubre de 2002. Los entes encargados de hacer cumplir la ley han desatado lo que puede describirse como campañas selectivas contra las personas de origen checheno en el curso de las cuales se han practicado detenciones arbitrarias y se han colocado drogas o municiones para inculpar a chechenos durante registros corporales o de sus domicilios.



Documento público
****************************************
Si desean más información, pónganse en contacto con la oficina de prensa en Londres llamando al número
+ 44 20 7413 5566, o visiten <http://news.amnesty.org>. Para los documentos y comunicados de prensa traducidos al español consulten <http://web.amnesty.org/library/eslindex>.********

 




permalink | inviato da il 23/2/2004 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Mailing list
Socrate libero
Ultra
Scripta
Rive gauche
Blogging for blogging
Conversazioni con Nemo
Siamo tutti curdi?No
Occhio a George
Dalla parte del torto al moralmente inferiore
Free Barghouti
Besame Giuda
Se questa è una pena
Doctor J

VAI A VEDERE

Giornalettismo
Arsenale Antifascista
Em.ma
Syd Barrett
LaBlogspia
Carmilla
Radicali
Ricordiamocene
Cecenia sos
Il sig.Gallo
Zanna-da leggere
Dinamico trio
Insolitacommedia
Daw
Dandy
Miele
Rolli
Europa
Edoneo
Camillo
Ghirone
Oiraid
Panther
Bella Ciao
Il Salotto
Harry
Eremo Eretico
Liblab
Azione parallela
Watergate
Olifante
LottaContinua
Fetish
Comunitarismi
M


 
Dedicated to Mr. Arnold Layne








TEPPISMO BLOGGHISTICO GRATUITO
"Erotismo dialettico "by Tequila

L'impotenza della sinistra nei '70 si chiama Lotta armata.
Oggi , Marco Travaglio
.







IL POLITICO DELL'UTRI E' SEMPRE CREDIBILE DI PER SE'


L'UOMO DELL'UTRI HA DIRITTO DI VIVERE PIENAMENTE LA PROPRIA INNOCENZA

 

 

 

 

 




 

 

 

 

 

 


LIBRO FIRME A SOSTEGNO DELLA LIBERAZIONE DEL SIG.M.BARGHOUTI

Firmate per la liberazione del sig. Marwan Barghouti
Nome e cognome : **
Il mio recapito è : **
Il mio messaggio è : **
Commento:
This message is private

 

Barghouti:free or not free
Siete d'accordo con la liberazione di Marwan Barghouti ?

Si
No
Si , ed il perchè lo allego nei commenti
No , ed il perchè lo allego nei commenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poll
Eutanasia:si / no

Vivere soffrendo per i vivi
Vivere soffrendo per Dio(e derivati)
La morte è una libera opinione come qualsiasi altra
La morte è mia e la gestisco io
La vita è tua ma la gestisco io,che ti amo


Current Results

 

 

 

 


 

andykaufman@libero.it

Garantismo selvaggio , dalla parte del torto