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Besame Giuda


20 novembre 2004

Nessuno ci può giudicare...Nemmeno noi

È come se l'atto di culto estraneo cancellasse l'appartenenza.

Il principio opposto è che «anche se ha peccato è sempre un Israelita»; come se la condizione ebraica fosse incancellabile, quale che sia la volontà di annullarla. Rimanere ebrei, anche se non lo si vuole, significa, dal punto di vista giuridico, continuare ad essere soggetti con diritti e doveri; dal punto di vista più generale, religioso e morale, significa mantenere la possibilità di un ritorno nei ranghi: le porte del pentimento restano sempre aperte, anche se con qualche limite, come abbiamo visto nel paragrafo precedente. Il principio vale sia per gli ebrei dalla nascita, che per i proseliti: un proselita tornato alla sua fede originaria prima della conversione all'Ebraismo resta sempre ebreo, e viene considerato alla stregua di un ebreo mumar9. In questa concezione l'Ebraismo è come una casa dove la porta è dotata di un meccanismo a valvola: vi si può entrare, ma non se ne può mai uscire.

La convivenza tra i due principi opposti non può essere pacifica, e almeno uno dei due deve cedere qualche cosa all'altro.

Gli ebrei sono oggi una comunità relativamente piccola dal punto di vista numerico, circa quattordici milioni, secondo stime numeriche che hanno ampie variabili dovute a difficoltà obiettive di valutazione. Secondo le regole interne della tradizione ebraica, ebreo è colui che nasce da madre ebrea, o che si converte all’ebraismo, accettandone la disciplina religiosa.

È evidente già in questa definizione che la condizione ebraica non si esaurisce strettamente in una appartenenza religiosa; è piuttosto una appartenenza a una comunità nazionale o etnica che si riconosce in una storia comune; oggi solo una parte degli ebrei si identifica nella religione ebraica, per quanto ne accetti, in gradi molto diversi di partecipazione, le idee fondamentali o i modelli di comportamento prescritti dalla tradizione.

La società occidentale è abituata a definizioni precise, a dogmi, alla necessità di inquadramenti dottrinali; la condizione ebraica, che ha remote radici storiche, provenienti da un ambito geografico e culturale molto diverso da quello da questa società, si inserisce con difficoltà nelle moderne categorie classificatorie, mentre al suo interno rifiuta di formulare, tranne che in rarissime eccezioni, principi dogmatici e verità assolute; e questo vale in primo luogo per il problema dell’identità ebraica, almeno per come viene avvertito nella realtà quotidiana degli ebrei.

-Rav.Di Segni-

°°°

L'ultimo paragrafo l'ho trovato davvero appropriato.Nessuno ci può giudicare...Nemmeno noi.Siamo il nostro feticcio idolatra.Anche se l'autoreferenzialità è comunque un balsamo niente male:a patto che non dia un unico senso,quello del mistero devoto,lì dove non ve n'è.Di senso.

Ma se posso davvero esserlo,ebreo,forse è solo nel momento del distacco.

 




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19 novembre 2004

Ebreo laico & umanistico

Ecco cosa dicono gli ebrei laici & umanistici del Rav. Sh.Wine

***

ASSOCIAZIONE ITALIANA

"EBREI LAICI UMANISTICI"

affiliata alla International Federation of Secular Humanistic Jews  

Art.3 dello statuto.

L'Associazione è affiliata alla IFSHJ - International Federation of Secular Humanistic Jews, di cui riconosce come proprie le Risoluzioni.

In particolare, in accordo con la Risoluzione di Bruxelles (1988), riconosce che:

“....ebreo è una persona di nascita ebraica o chiunque si dichiari ebreo e si identifichi con la storia, i valori etici, la cultura, la civiltà, la comunità e il destino del popolo ebraico”.

In accordo con la Risoluzione di Mosca (1994), afferma e dichiara quanto segue:

“Il movimento degli ebrei laici umanistici è cresciuto a livello mondiale al punto di comprendere un numero elevato di singoli individui e di comunità che desiderano contribuire a edificare una forma moderna di ebraicità e intendono  definire con maggiore precisione il significato del loro identificarsi con il popolo ebraico.

Non esiste un modo unico di essere ebrei. L’identità ebraica è un fenomeno storico in evoluzione.

Nel corso della storia e in luoghi differenti, gli ebrei hanno sviluppato modi diversi di affermare ed esprimere la loro identità. Per il movimento degli ebrei laici umanistici, questo pluralismo costituisce una  caratteristica essenziale della vita ebraica, tanto entro il popolo ebraico considerato nella sua globalità, quanto al livello dei rapporti fra singoli ebrei laici.

Parte integrante dell’identità ebraica è un profondo attaccamento allo Stato di Israele, alla sua cultura, alla sua gente.

Gli ebrei laici umanistici si impegnano a fare sì che le loro parole e le loro azioni siano specchio delle loro convinzioni.

DICHIARAZIONE

Gli ebrei laici umanistici non fanno distinzioni di alcun genere fra gli ebrei che, indipendentemente dalla loro genealogia, abbiano scelto di identificarsi con il popolo ebraico.

Gli ebrei laici umanistici traggono ispirazione, apprezzamento e illuminazione dall’esperienza e creatività ebraica del passato e del presente, come pure dall’esperienza e creatività di altre culture.

Gli ebrei laici umanistici incoraggiano e sostengono attività che promuovono lo sviluppo continuo dell’identità ebraica.

Con il dare vita e l’associarsi in comunità, organizzazioni e scuole laiche, gli ebrei laici umanistici colgono ogni occasione per dare vigore alla loro identità di gruppo, per arricchire la loro esperienza ebraica, per approfondire il significato dell’ebraicità e per coltivare l’identità ebraica nei bambini e nei giovani.

Gli ebrei laici umanistici esplorano in modo attivo le forme più idonee sia a fare dell’ebraicità una parte significativa della loro esperienza quotidiana, sia a stringere vincoli di solidarietà con gli ebrei ovunque. Questo programma può comprendere i seguenti punti.

a)  Lo studio dell’eredità storica, letteraria e culturale degli ebrei, inteso a comprendere in modo pieno la specifica esperienza ebraica, particolarmente nelle sue dimensioni umanistiche e laiche.

b) La celebrazione delle festività ebraiche e dei passaggi fondamentali della vita come espressioni culturali dei cicli della natura e dell’esistenza umana e degli eventi della storia ebraica. A fronte dell’osservanza tradizionale, gli ebrei laici umanistici si considerano liberi di adottare quelle forme che, a loro giudizio, siano significative, e di modificarne altre o di creare forme nuove che si palesino capaci di soddisfare le esigenze delle generazioni presenti e future.

c) Lo studio e la pratica di una o più lingue in uso presso gli ebrei e, in particolare, dell’ebraico  – la lingua storica degli ebrei, divenuta ora anche lingua ufficiale dello Stato di Israele –  nonché dello yiddish, del ladino e di altri idiomi. Ciascuna di tali lingue ha offerto un suo singolare  contributo alla cultura degli ebrei e dell’intera umanità,  e a ciascuna si deve un’intima capacità di esprimere un mondo di ricordi, di creatività e di valori specifici del popolo ebraico.

d) L’adozione di codici etici fondati su valori laici quali l’autonomia personale, la dignità, la giustizia, l’opposizione alla tirannia, allo sfruttamento e all’oppressione: valori, questi, che derivano dall’esperienza e dalle testimonianze letterarie dello stesso  popolo ebraico.

e) La partecipazione alle concrete iniziative  della più ampia comunità ebraica e la difesa dei diritti umani di tutti, dovunque.”

***

Il test di ebreo laico è fallito: non ho detto si al santificare le feste.E la sola idea di aderire a comunità formate da altre persone oltre me è pura claustrofobia psicosomatica.




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19 novembre 2004

Besame Giuda

Perchè "Besame Giuda" , rubrica sull'ebraismo ? Forse sto regredendo a quello stato fetale di dipendenza da un ente superiore , che alcuni chiamano illuminazione ed i cristiani Grazia.O forse è solo paura di morire come suggerisco cinicamente nel sottotitolo:dove per paura s'intende non conoscere poi molto di ciò da cui posso dipendere benchè lo neghi.

Se dovessi andare oltre il feto , a la Giuliano Ferrara , vi autorizzo a prelevarmi le staminali.

Ricordiamoci che sono un dannato agnostico.E andiamo a cominciare questo sporcarsi a sangue con lo strazio del proprio sangue.La veggo buia ? Semmai rossa.




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