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Annunci online

George
Blog per..male


Blogging for blogging


11 febbraio 2005

Bardablò

E' on line una bella idea riguardante
il fenomeno sempre più diffuso dei blog.

Si chiama BARDABLò. Antologia del blog italiano.

E' una pubblicazione periodica
in formato PDF che raccoglie una libera selezione
di post italiani pubblicati sulla rete.

BARDABLò si può liberamente scaricare dalla rete all'indirizzo:


http://www.bardamu.it/bardablo


Questa iniziativa non ha fini di lucro e la fonte
degli scritti è sempre espressamente citata.

Grazie per l'attenzione.

Enrico M Porro.
Direttore Responsabile di
BARDABLò - ANTOLOGIA DEL BLOG ITALIANO

 




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4 gennaio 2005

Giornale ? No , un blog per piacere ...

Oltre la notizia, il blog

Dan Gillmor lascia il giornalismo «di carta» e si lancia in quello on line. Ma se il termine blog vi sembra ormai un po' abusato, quello di «giornalismo civico» - o anche open source politics - può aiutarci a capire meglio il significato delle «notizie» nell'epoca della loro producibilità di massa

FRANCO CARLINI
Dan Gillmor è un famoso giornalista, specializzato in questioni tecnologiche e fino ad ora ha scritto soprattutto sul giornale quotidiano della Silicon Valley, il San José Mercury News. Nelle settimane scorse ha annunciato che lascia la carta stampata e si butta in un'impresa tutta nuova, solo di rete. Aprirà dunque una testata di blog journalism, o di giornalismo civico, come spesso viene chiamato. Per spiegare il suo progetto Gillmor ha scelto di farsi intervistare dal blog giornalistico più diffuso e importante, il quale non è americano, né occidentale, ma della Corea del sud. Questo giornale online si chiama OhmyNews: funziona attraverso il contributo dei lettori, che si trasformano anche in cronisti. Yeon-ho, il fondatore, dichiarò a suo tempo alla Bbc: «L'ho lanciato il 22 febbraio dell'anno 2000 ed è stato il mio addio al giornalismo del 20esimo secolo, dove la gente può avere le notizie solo attraverso gli occhi ufficiali dei media conservatori». E aggiungeva: «La nostra idea è che ogni cittadino può essere un reporter». La tesi non è nuova, ma sembra avere avuto un particolare successo nella Corea del sud, dove effettivamente il sistema mediatico è piuttosto compresso e controllato. E del resto, ha segnalato Marina Forti dall'Iran, anche in quel paese le nuove generazioni si sono buttate con assoluto entusiasmo sui blog per diffondere notizie e dire la loro; sembra addirittura che ce ne siano più di 10 mila.

OhmyNews per parte sua pratica una forma originale: c'è uno staff di 40 persone e i pezzi vengono di solito retribuiti, 20 dollari come cifra massima. La platea dei collaboratori è oramai arrivata a 23 mila persone. Dunque non è un Forum libero, perché c'è una redazione che sceglie e seleziona, e si riconosce il valore dei contenuti forniti, su tutti i temi, dallo sport all'economia e alla politica ovviamente. I lettori sono due milioni al giorno e sembra proprio che il quotidiano online abbia avuto un certo ruolo nei cambiamenti di opinione pubblica che portarono alla elezione del presidente progressista Roh Moo-hyun. In ogni caso è riuscito a farsi accreditare come una vera testata dal sistema dei media e dei governi, anche grazie a una serie di scoop.

Gillmor, autore di un libro recente dal titolo significativo «We the Media» (Noi, i media) non pensa di riprodurre lo stesso modello coreano, ma certo anche ad esso si ispira e soprattutto intende fare tesoro della crescita esplosiva del fenomeno dei diari di bordo in rete (i weblog appunto) e del peso crescente nell'agenda dei media e nella sfera pubblica che essi stanno avendo. Le elezioni Usa ne hanno dato una conferma evidente, sia sul fronte repubblicano che su quello democratico.

Il loro peso è così significativo che una rivista importante come «Foreign Policy» ha dedicato ai blog esteri un'analisi specifica (www.foreignpolicy.com/story/files/story2707.php). E' firmata da due studiosi, Daniel W. Drezner dell'università di Chicago, e Henry Farrell della Washington University. Il primo (www.danieldrezner.com/blog) ha un blog quotidiano e il secondo partecipa a un blog collettivo di molti studiosi (www.crookedtimber.org). La loro tesi è netta e forse fin troppo ottimista: «Ogni giorno - scrivono - milioni di diaristi online, o bloggers, condividono le loro opinioni con un'audience globale. Attingendo ai contenuti dei media internazionali e del World Wide Web, questi blogger tessono un network elaborato, capace si fissare i contenuti in agenda su questioni che vanno dai diritti umani in Cina all'occupazione dell'Iraq. Quello che cominciò come un hobby sta evolvendo in un nuovo medium che cambia il panorama sia per i giornalisti che per i decisori politici».

Le parole come al solito evolvono rapidamente e non c'è da stupirsi che il termine blog, così di moda, sia da un lato troppo inflazionato e dall'altro troppo vasto, dati che con esso si indicano cose ormai molto diverse, con fini differenti e attori differenziati. Da qui la nascita appunto di nuove espressioni come «giornalismo civico» e «giornalismo di base». Certamente continuerà all'infinito la discussione se queste modalità possano essere classificate come giornalistiche oppure come altra cosa, magari solo conversazioni, espressioni, interazioni. Per ora, occorre riconoscerlo, non c'è una risposta univoca e forse si può ricorrere alla saggezza empirica dell'allenatore di calcio Boskov: di fronte alla domanda «è rigore oppure no?», il leggendario rispondeva «rigore è quando arbitro fischia». Allo stesso modo le news, tautologicamente, sono «quello che i giornali producono», ma se i giornali cambiano e si fanno anche loro un po' blog, allora come si chiama quello che producono? Qualcuno ha coniato l'espressione «Open Source Politics». In italiano potrebbe suonare «politica aperta», ammesso che a qualcuno interessi.

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I SITI

Report on Strategic Communication, Defense Science Board, September 2004, http://www.fas.org/irp/agency/dod/dsb/commun.pdf The Need to Communicate: How to Improve U.S. Public Diplomacy with the Islamic World, The Brookings Institution, January 2004.

http://www.brookings.edu/fp/saban/analysis/amr20040101.htm

Changing Minds, Winning Peace: A New Strategic Direction for U.S. Public Diplomacy in the Arab & Muslim World, Advisory Group on Public Diplomacy for the Arab and Muslim World, October, 2003.

http://www.state.gov/documents/organization/24882.pdf

Reclaiming America's Voice Overseas, The Heritage Foundation, May 2003.

http://www.heritage.org/Research/NationalSecurity/wm273.cfm

Strengthening U.S.-Muslim Communications, Report of the Center for the Study of the Presidency, July 2003.

http://www.thepresidency.org/pubs/US-MuslimCommunications.pdf

Managed Information Dissemination, Defense Science Board, September 2001.

http://www.acq.osd.mil/dsb/

-------------------------------------------------------------------------------- Fonte:www.ilmanifesto.it

www.edoneo.org




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13 dicembre 2004

Comunque vada

Arsenale Antifascista è al voto : da oggi a Domenica 19.

La comunità decide se confermare l'apertura al pluralismo ed al dialogo selvaggio su rete , con il progetto di un possibile e variegato think tank , oppure avallare il tentativo di chiusura in fieri dei sacerdoti di forme sapide ed ortodossie.

Buona visione : c'è da imparare , gente ...




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28 novembre 2004

Il Cannocchiale ...tristo y incomprensibile

 

 

 

 

 

 

 

 

... la blognovela più bella che c'è ...

Firmato : Blog tristo ed incomprensibile ...

 




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24 novembre 2004

Come saranno gli Splinderiani ... ed i cannolicchi ? ...

http://www.blogdiscount.org/index.php?p=47
 
24/11/2004
ultra-creative writing
Com’erano, come saranno  :: di Antonio Bois 

Raduno degli ex-alunni della V^A, scuola splinderiana, nell’interstizionet del paese dei permalinkosi.

A dieci anni - Nel 20025

-Giulia

 Bambina rompiscatole e autoritaria che obbliga gli altri a giocare a quel che vuole lei : “Allora io ero la maestra, e tu disubbidivi, e allora io ti scrivevo la nota sul diario, e allora tu piangevi.” . Nel 2025 Maria Teresa Ruta(versione corvino)

-Lorenzo
 Bambino confuso che passa le ore a guardare fuori dalla finestra, scrive bellissimi temi, ma non ha ancora capito il riporto nell’addizione a due cifre. Nel 2025 Direttore Risorse
Umane

-Gianluca Neri

Il papà lo picchia e lui fa il casinista a scuola. Organizza gli scherzi (bombolette puzzolenti, ragni di plastica sul registro, gare di scoregge). E’ innamorato della bambina-bella-sempre che non lo caga di striscio. Uguale identico nel 2025

-Ilenia Parigicannes

Quando fa le verifiche nasconde il suo foglio dietro il braccio. Bulleggia la compagna di banco (la deride, l’insulta, l’obbliga a pratiche umilianti come inginocchiarsi davanti a lei o far vedere le tette). Innamorata del bambino confuso che non se n’è accorto.Portinaia nel 2025 

-Arkangel
E’ la bambina-bella-sempre, con i capelli lunghi biondi, sempre seduta perfetta con la gonna a corolla intorno alle gambe incrociate. Non guarda nessuno. Non si muove mai. A domanda, produce poetici bisbigli: si guarda tutto il tempo nel riflesso dell’armadio della biblioteca di classe (lei è seduta in prima fila, proprio di fronte). Nel 2025 Alba Parietti

-Roberto Petunio

Bambino attentissimo, sempre composto, è il più bravo della classe (fa pipì a letto immancabilmente la notte prima delle interrogazioni). La mamma è rappresentante di classe e amica della maestra. Maggiordomo di
Jonathan Coe nel 2025

-Proserpina

Bambina grassoccia, ha già le tette e le mestruazioni e si vergogna moltissimo. Le danno ripetizioni d’italiano (lei legge di nascosto gli Harmony della sorella più grande). Massaia con
prole numerosa nel 2025

-Magenta

Dà appuntamento ai maschietti nel bagno delle femmine, ma loro non ci vanno. Sorride sempre alla maestra, poi la prende in giro appena ha voltato le spalle. Nel 2025 Zia

-Woland
Bambino provolone un po’ in ritardo sugli altri, (all’asilo, le educatrici hanno detto che era meglio aspettare un anno prima di mandarlo alle elementari), ma piace perché è più grande e racconta le cose di sesso, per esempio che limonare vuol dire mettere il pisello nella patata. 2025, Pappone*
 
-Personale: Maestra (con incarico annuale, ha chiesto il trasferimento, ma in provveditorato, non glielo danno): Loredana Lipperini.2025, Non si sa che fine abbia fatto

-Segretaria: Latifah. Passa le giornate a spettegolare con il bidello. Batte le circolari della maestra per i genitori, correggendo gli errori d’ortografia (ma poi ne aggiunge altri). 
 Bidello: Trentamarlboro 

*Grazie Ataru (anche se non gli ho chiesto niente)

I disegnini sono di Quentin Blake

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Immagino ne verrebbe fuori qualcosa di divertente per eventuali ritrattini cannocchialeschi.L'idea l'ho messa , fuori le sfere ...per il futuro , ovviamente ... 

 




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22 novembre 2004

Contro-manifesto

http://www.blogdiscount.org/index.php?p=41
22/11/2004

Contro-manifesto  :: di Antonio & Rebecca 

In due settimane di post, si parla (male) delle cosiddette blogstar: la linea espositiva è ormai definita. Se ne può uscire? E’ un dovere farlo, ma prima bisogna mettere in chiaro alcune cose.

Partire dalla nascita di Arpanet ci sembra eccessivo, quindi inizieremo con Proserpina. Il suo non è il primo blog italiano in rete, ma sicuramente il primo riconosciuto. Il diario di una giovane dark “impegnata", che piace, e fa successo: se per i contenuti di copertina o le foto delle tette in seconda pagina, è impossibile dirlo. Iniziano a diffondersi i primi germi dell’esibizionismo virtuale.
Nel 2002, Proserpina scopre il php, e il suo diario diventa web-log: uno o più post al giorno da una piattaforma home-made, che le organizza, distribuisce e pubblica i “pensieri”.
Proprio in quel periodo, qualcuno si accorge che questa piattaforma può essere utilizzata non solo per mettere in ordine il diario del cuore, ma anche per impaginare cronologicamente articoli e scritti d’ogni genere, senza doversi preoccupare di modificare la sorgente html: ed ecco nascere le prime testate para-giornalistiche. Ed ecco nascere anche Splinder, blogspot, iobloggo, blogexcite, ecc. Nel corso di tre anni i blog italiani diventano circa centomila: più della popolazione sanmarinese. Un microstato a tutti gli effetti.

Come ogni piccola società, anche qui, quasi da subito, i v.i.b. iniziano a distinguersi dalla massa, creando a loro volta una mini-società di famosi. Si distinguono soprattutto per la loro bravura, la capacità di avere un tono, di raccontare cose di tutti i giorni, di far ridere, o di riconoscersi in modo un po’ più personale che non leggendo le rubriche cultura e spettacoli dei quotidiani.
Spesso si apre un blog proprio in ultima ratio, perché non sembra esserci altro modo di dire la propria, per quanto piccina essa sia (così come si fa, o si faceva, nei newsgroup, nei forum, nei portali, nelle lettere all’editore, e così via).

Il problema nasce quando il fenomeno diventa visibile a occhio nudo. Se c’è qualcosa da cavalcare, arrivano subito giornalisti, sociologi, opinionisti e così via, sempre affamati di carne fresca da macinare ogni mattina.
Quando arrivano le proposte (partecipazioni minime a radio minime, a testate provinciali, a confezioni di libri in proprio, a blog più grandi, a trafiletti su riviste femminili, a interviste) scoppia un certo disordine perché tutto ad un tratto sembra (e sottolineo sembra) che ci sia una posta in gioco che superi il gioco del post, il semplice scambio di pareri, battute, divertimenti, parolacce, gusti e disgusti tramite commenti e scherni. Da questo momento in poi il problema della classe-blogstar si trasforma: l’accesso ad essa non è più determinato dalla bravura, ma dall’arrivismo. Le qualità scrittorie, narrative, giornalistiche e quant’altro, a volte presenti, finiscono in secondo piano; le caratteristiche che contano sono: il buonismo, la leccaculaggine, la capacità di stringere rapporti, la demagogia, il silenzio.

Il ridicolo della situazione: già nella vita reale siamo obbligati a sopportare impotenti tutto ciò, perché gli stessi vizi dovrebbero infestare anche il nostro giocattolo, i momenti di cazzeggio, l’espressione e la scrittura gratuita ecc.? Se il blog è inserito in un progetto complessivo (un’attività commerciale o culturale che sia), allora si può ammettere che esso sia retto dalla stessa dura lex che c’è fuori, ma quando si vedono gioiosi cazzari o ragazzuole ruspanti che all’improvviso si trasformano in cortigiani prudenti e accorti ragionieri della propria immagine bloggara, fa un po’ senso. Una stupidità che diventa straordinariamente antipatica quando cerca di far tacere o di squalificare tutto ciò che non rientri nel cerchio dei propri interessi (o vagheggiati tali).

Anche noi ci siamo chiesti se fosse giusto o comprensibile un blog che passa il suo tempo a svergognare gli altri. Un po’ sì, se si guarda il fenomeno dall’interno, nei suoi difetti e nelle sue qualità, nelle sue possibilità e nei suoi limiti.




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18 novembre 2004

Upgrading Shinystat

Ultimo, definitivo aggiornamento dello Shiny:da ora in poi , sino alla cancellazione , gli online ed i giornalieri.




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17 novembre 2004

Bloggers opinion-makers

Sofri jr & Camillo

°°°

15 Novembre

About blogs
Come sanno molti di quelli che li compilano, sono un fedele lettore di diversi blog italiani. Quando trovo delle cose che mi sembrano spiritose, o originali, le linko qui, oppure le uso in radio. Si tratta quasi sempre di invenzioni divertenti, oppure di acute osservazioni di cose quotidiane o televisive. C’è molto che potrebbe stare onorevolmente nelle pagine di spettacoli o di costume delle riviste. Manca invece del tutto, tra i blog italiani, un uso del blog come strumento giornalistico e politico ai livelli di quel che avviene negli Stati Uniti. Fatte salve un paio (dico un paio) di eccezioni con dei limiti forti, non esiste niente di simile ai blog spesso letti e citati anche da noialtri italiani: Andrew Sullivan, Josh Marshall, Glenn Reynolds, Zuniga di Dailykos. Ce ne sono almeno un’altra decina che in America sono diventati opinion makers anche più letti e influenti di molti columnist sui giornali. Qui no. Non esistono blogs in cui si coniughino una capacità giornalistica non dilettantesca, una conoscenza svelta e competente di internet e un’attenzione eclettica alle cose del mondo.
Di sicuro non è rimproverabile a chi non ha di queste pretese: ma che i “pundits” e i giornalisti italiani non siano stati in grado di produrre niente di notevole in questo campo, ne rivela l’arretratezza e la limitatezza di orizzonti (un tempo si potevano rimproverare i giornali di non dare un blog ai loro giornalisti pigri e avidi di retribuzione: oggi si vede che non bastava). Il periodo “in progress” è ormai superato: se oggi in Italia i media tradizionali non usano i blogs e non citano ciò che vi si scrive, i primi responsabili sono i blog che non ci sono

Luca Sofri e i pensieri sui blog italiani
Luca riflette sulla poca autorevolezza dei blogger italiani rispetto ai giganti del mezzo Usa, i quali sono capaci di fare opinione e di battere i giornali tradizionali nel dare le notizie. E ha ragione. Però, per esempio e per quanto a Luca e a me non piaccia, a Dagospia capita spesso di essere citato dai giornali "importanti" e di dare notizie (frivole o meno) prima del corriere o di repubblica o dei tg. E' capitato anche all'orrido Macchianera, per esempio. Ma capisco che non sia questo il punto.
E' vero, i blogger italiani non fanno opinione, ma riconosco che non è facile in un paese conservatore vero (altro che l'America) e tradizionalista e rotto a ogni novità e dove non conta quanto sei bravo o preparato o intelligente ma a quanti cocktail nelle terrazze romane hai partecipato. In ogni caso, pur non facendo opinione in quanto blogger, i blog italiani spesso sono utili ai giornalisti tradizionali. Io, per esempio, su 1972 e Leibniz, per dirne uno di "destra" e uno che mi pare di no, trovo segnalati articoli che poi mi capita di usare per i miei oppure che poi faccio tradurre e pubblicare sul giornale cartaceo.
Ma c'è un'altra cosa, questa volta contro i blogger americani. Le elezioni americane hanno dimostrato tutti i limiti dei blogger come strumento serio di informazione. Durante la campagna sono stati utili, hanno scoperto un paio di bidoni spacciati per veri dalla grande stampa (vedi il caso Cbs e Dan Rather) e hanno offerto buone idee e opinioni. Il giorno delle elezioni, quando il gioco s'è fatto duro e i duri avrebbero dovuto dimostrare la durezza, però si sono afflosciati, hanno fatto flop. E i media tradizionali hanno vinto (attenzione: i media americani, ché quelli italiani non sono ancora emersi dalla figuraccia). E' successo che i network tv avevano commissionato degli exit poll a una società demoscopica, ma questi exit poll, una volta commissionati, erano talmente inaffidabili che nessuna delle stesse tv che li aveva commissionati ha avuto il coraggio di mostrarli ai telespettatori. E, a loro merito, va dato atto che erano exit poll favorevoli al candidato che preferivano. Così gli americani sintonizzati alla tv non ne hanno saputo niente. I blogger invece ci sono cascati (Kerry nel primo dei due veniva dato vincente in Stati del Sud dove ha perso di 20 punti e vincente in Pennsylvania con un margine del 40%) e hanno generato l'aspettativa della vittoria di Kerry che ha contagiato anche l'Italia. Wonkette, il sito di una ragazzina viziata che in America passa per un genio, ha pubblicato questi exit poll inaffidabili. Le erano stati passati da quello che lei ha definito "un uccellino" del partito democratico. Drudge ha ripreso Wonkette e la voce ha fatto il giro del mondo. Gli stessi blogger di destra, come The Corner, uno dei migliori, forse il migliore, sono andati nel panico, erano disperati. Gli autori di The Corner si volevano suicidare (tranne quelli, saggi, che invitavano alla calma come Michael Ledeen e Mark Steyn) per l'annunciata vittoria di Kerry. Tra i media tradizionali non c'è cascato nessuno (a parte gli italiani). I media tradizionali (a parte gli italiani) sono più affidabili dei blogger, i quali farebbero bene ad abbassare le piume. Io l'ho appena fatto.
16 novembre

16 Novembre

About blogs/2
Tre risposte a quanto scrive Christian Rocca a completamento delle mie considerazioni di ieri sui blogs.
Uno.
Due. Non mi riferivo ai blogs italiani che eccellentemente trattano le questioni internazionali selezionando dalla stampa straniera e dal web. Quello è un lavoro ottimo, e una delle maggiori utilità dei blogs, ma non produce notizie o opinioni rilevanti, le riprende e personalizza.
Tre. Sulla questione Wonkette eccetera, il fallimento dei blogs è stato segnalato qui per tempo. È stato rilevante per capire che c’era stata un’eccessiva precipitazione nell’associare la dimensione del fenomeno blog e la sua influenza, a una pretesa affidabilità. Ma non può fare primavera nel decidere che quell’influenza e quella dimensione del fenomeno non esistano: lo definirei un sintomatico incidente di percorso da cui trarre lezioni. E percepisco, nella rinnovata e compiaciuta citazione di quell’esempio, un’inclinazione di Rocca a battere sempre un altro ferro (quel ferro) che il limite maggiore - ai miei occhi - del suo Camillo

Luca Sofri e i pensieri sui blog italiani/2
Io della risposta di Luca Sofri alle mie considerazioni sulle sue considerazioni sui blog, non ho capito niente. E' questo il limite maggiore - ai miei occhi - del suo Wittgenstein.
16 novembre

Luca Sofri e i pensieri sui blog italiani/3
A completamento del discorso di Luca sull'inadeguatezza dei blog italiana (quello dei due che ho capito) ecco la notizia che Andrew Sullivan fa parte della giuria di Time che sceglierà "la persona dell'anno". E che partecipa in quanto blogger.
Siccome tutto si tiene, Alessandra Stanley del New York Times, altra giurata, pare abbia sostenuto che i blogger non rappresentano la società americana nella sua interezza. E lo dice una del New York Times... Ma siccome davvero tutto si tiene, la settimana scorsa a radiouno ho contestato alla Stanley, ospite della stessa trasmissione, l'affermazione che tv e giornali americani sarebbero stati equilibrati tra Bush e Kerry. Ovviamente le ho ribattuto con il falso della Cbs sul servizio militare di Bush scoperto da tre blogger. Americani.
17 novembre

°°°

Meno male che ho l'assoluzione di Luca Sofri. ...




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17 novembre 2004

Sequestri su rete-historia

"Cattivi della rete" e la nuova censura elettronica - Cronaca dei sequestri dal 1994 ad oggi

di  Carlo Gubitosa
15 Nov 2004
"Colpirne cento per educarne uno": e' questa la nuova filosofia del diritto in rete praticata dalle istituzioni che chiudono un occhio sulle transazioni elettroniche dei paradisi fiscali, sul commercio online di armi e munizioni, sulla pornografia elettronica che arricchisce le compagnie telefoniche ma si dimostrano al tempo stesso severissime e rigorose verso i siti di "movimento" e i network internazionali di controinformazione. Giovedi' 7 Ottobre 2004, alle 18 circa, agenti dell'FBI si sono presentati presso la sede americana di Rackspace, presso la cui sede inglese risiedono i server che ospitano molti siti locali di indymedia.

Richiedendo il sequestro di due computer e la consegna di due dischi, con una operazione che ha portato all'oscuramento dell'edizione italiana italy.indymedia.org e di molti altri siti del network Indymedia, tra cui quello Palestinese, Belga, Africano, Brasiliano e Tedesco.

Dopo un convulso e frenetico rincorrersi di voci, ipotesi, allarmi e interrogazioni parlamentari, finalmente arriva qualche certezza: il sequestro non e' stato disposto su iniziativa delle autorita' statunitensi o britanniche, ma dal pm di Bologna Morena Plazzi, che tuttavia non aveva disposto un oscuramento, ma una semplice "acquisizione" di informazioni nell'ambito dell'indagine sulla cosiddetta "Federazione Anarchica Informale", e sui pacchi bomba recapitati a Romano Prodi. Con un "eccesso di zelo" l'ordine e' stato tradotto dall'FBI in un sequestro che non e' stato convalidato proprio perche' ha oltrepassato le richieste della magistratura.

A tutt'oggi i soggetti coinvolti non hanno potuto sapere quali sono le motivazioni ufficiali che hanno portato al sequestro degli hard disk con il conseguente oscuramento dei siti. Sono molte le preoccupazioni che nascono da questa vicenda, e tutte riportano ad un'altra stagione dei sequestri, quell'"Italian Crackdown" che nel 1994 ha portato alla chiusura di moltissime realta' attive nella comunicazione sociale dell'epoca, con decine di raid della guardia di Finanza e il sequestro di prese multiple di corrente, monitor, tappetini per il mouse, stampanti e altro materiale assolutamente inutile per le indagini, che si sono comunque risolte con un nulla di fatto, lasciando integri e inviolati i veri circuiti sotterranei della pirateria informatica attivi all'epoca.

Si credeva, e a torto, che la stagione dell'ignoranza fosse ormai tramontata, e che oggi anche il piu' sprovveduto dei funzionari fosse in grado di comprendere che per indagare sulle attivita' elettroniche di un soggetto comunicativo basta effettuare una semplice copia dei dati contenuti in un computer.

Purtroppo anche nel terzo millennio gli elefanti camminano ancora nel negozio di cristalli, e per acquisire informazioni su un sito non si usano metodi efficaci e discreti, ma si e' deciso di colpire tutti i siti del network indymedia per controllarne uno, calpestando il diritto alla comunicazione e all'informazione di tutte le migliaia di persone che utilizzano quotidianamente i servizi informativi offerti dal network, sparso nei cinque continenti.

La storia dei sequestri elettronici nel nostro paese ha antiche radici, e dopo il crackdown italiano, che e' stata la piu' grande operazione di polizia informatica nella storia dell'umanita', le autorita' hanno compiuto altre azioni grossolane, che hanno lanciato messaggi intimidatori a tutti i cittadini che praticano su internet il diritto al dissenso attraverso la produzione dal basso di informazioni estranee ai circuiti commerciali.

L'8 maggio 1997 parte l'operazione "Gift Sex", una retata antipedofilia elettronica che stravolge la vita di molte persone, compresi capi scout e pediatri totalmente estranei ai fatti contestati, che vengono riconosciuti innocenti solo quando era ormai troppo tardi, e le accuse tanto infamanti quanto infondate avevano gia' devastato la vita di queste persone. Nessuno dei giornalisti responsabili di questa "pubblica gogna" sembra accorgersi che l'8 agosto dello stesso anno è lo stesso procuratore Italo Ormanni a sollecitare l'archiviazione dell'istruttoria, che non e' una notizia ghiotta quanto l'apertura di una indagine infondata.

Nel giugno dell'anno seguente il server della associazione per la libertà telematica Isole nella Rete viene messo sotto sequestro in seguito alla denuncia di una agenzia di viaggi, la Turban Italia, che aveva ritenuto inopportuno un messaggio elettronico dal titolo "Solidarieta' al popolo kurdo. Boicottiamo il turismo in Turchia", nel quale si segnalava che "i paradisi turistici decantati da Turban Italia sono soltanto oasi blindate. Tra l'altro è risaputo che agli affari della Turban è direttamente interessata l'ex premier Ciller, ispiratrice degli squadroni della morte che hanno provocato la morte di centinaia di oppositori, kurdi e turchi".

Tutto questo e' sufficiente per oscurare un intero server bloccando tutti i servizi di posta e i siti web ospitati dall'associazione "Isole Nella Rete", come se la pubblicazione di un presunto articolo diffamatorio fosse sufficiente per disporre il sequestro delle rotative di un quotidiano e bloccarne l'uscita in edicola.

Il 9 luglio 1998 sono le associazioni di Roma a subire le conseguenze dell'ignoranza telematica dei funzionari del comune: l'assessore alle reti civiche Mariella Gramaglia, che attualmente ricopre il ruolo di assessore alla comunicazione, chiude d'autorità e senza preavviso tutti gli spazi internet delle associazioni, assegnati all'interno dei progetti sperimentali. Il motivo della chiusura è una denuncia relativa ai presunti contenuti satanisti di alcune pagine ospitate dal comune di Roma, che porta all'oscuramento di tutti i siti delle associazioni ospitate dal comune: WWF, LIPU, Libera, Croce Rossa, Cgil università, Associazione per la Pace, Telefono Azzurro, Associazione italiana Carabinieri, Associazione italiana diritti dei bambini, Coro universitario di Roma e il Cipax, Centro Interconfessionale per la Pace.

Da un giorno all'altro tutte le pagine di queste e molte altre associazioni vengono oscurate senza nessuna spiegazione o preavviso da parte dei responsabili della rete civica romana.

Nel 2001 tocca al deputato Giulio Caradonna invocare l'oscuramento di un sito web. Caradonna, dirigente nazionale del MSI cita per diffamazione l'associazione "Isole nella Rete" con una richiesta di risarcimento danni di 125.000 euro a causa di un dossier antifascista pubblicato sul sito web del centro sociale romano La Strada, ospitato sul server della associazione.

Dopo una lunga battaglia legale, nella quale Caradonna invocava il "diritto all'oblio" del proprio passato politico, il 9 marzo 2004 e' arrivata la vittoria in primo grado: l'associazione vince, Caradonna perde ed e' costretto a pagare le spese processuali.

Dopo la censura politica, arriva anche quella militare: nel 2003 un consulente della Nato decide di citare in giudizio l'Associazione PeaceLink (www.peacelink.it) chiedendo 50.000 euro di danni per la pubblicazione integrale con citazione della fonte di un appello ecologista e antimilitarista gia' pubblicato su altri siti che il consulente in questione, segretario dell'associazione ecologista "Pro Natura", sostiene di non avere mai firmato, scegliendo stranamente di rivalersi in giudizio solo sull'associazione PeaceLink e non su altri siti che avevano pubblicato lo stesso documento.

L'esito di questa vicenda e' ancora da determinare. La cronaca dei bavagli elettronici prosegue fino ai giorni nostri, con le denuncie ai siti di movimento autistici.org/inventati.org, che nei giorni dei bombardamenti sull'Iraq avevano pubblicato sulle loro pagine un logo di Trenitalia con i carrarmati al posto dei trenini, per evidenziare il ruolo del trasporto ferroviario nelle azioni belliche.

Fortunatamente il 13 settembre 2004 il tribunale di Milano ha accolto il reclamo presentato dai mediattivisti, e tutte le accuse di Trenitalia sono state respinte al mittente. I giudici hanno riconosciuto ai responsabili dei siti il diritto "di manifestare in chiave satirica un evidente e severo giudizio critico sul contributo posto in essere dalla societa' alla movimentazione di mezzi militari e dunque all'indebita partecipazione del nostro Paese ad eventi bellici in ossequio a direttive politiche di parte".

Perche' le azioni giudiziarie per la tutela dell'onore e della reputazione hanno le conseguenze piu' gravi sui soggetti piu' deboli? Perche' le varie denunce per diffamazione che colpiscono quotidiani e televisioni non fermano rotative e antenne, e non hanno lo stesso potere invalidante e oscurante che invece colpisce i piccoli centri di comunicazione online?

Per rispondere a questa domanda bisogna chiedersi anche se internet e' davvero uno spazio libero di comunicazione o controinformazione o e' solamente uno spazio "tollerato", dove si puo' essere critici quanto si vuole, a patto di non dare troppo fastidio.

La liberta' di espressione in rete e tutti i diritti garantiti dall'articolo 21 della costituzione non sono dati acquisiti e immutabili, ma vanno declinati e difesi quotidianamente, ricordando l'attualissimo motto di Voltaire: "anche se non sono d'accordo con le tue idee, darò la vita affinchè tu possa esprimerle".

Carlo Gubitosa
redazione@reporterassociati.org  

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Fonte:www.reporterassociati.org

www.edoneo.org

 




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15 novembre 2004

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